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Genova, cardinale Bagnasco: “Hi-tech e porto sono fondamentali per il futuro della città”

Genova. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, durante la Messa per il mondo del lavoro, ha ribadito l’importanza del porto, definito “cuore pulsante della città” e delle ultime tecnologie.

“Da una parte – ha dichiarato il cardinale – c’é il settore dell’hi-tech e recentemente ho visitato, con molta ammirazione, il polo già avviato a Morego e il polo di Erzelli, che sta crescendo rapidamente e che promette estremamente bene. Si tratta di un grande passo avanti per la città, soprattutto per la rete che si verrà a creare tra università, mondo imprenditoriale e mondo della ricerca”.

“Dall’altra – ha continuato Bagnasco – c’é il porto, perché qui sta la radice della nostra cultura genovese, che non possiamo certo dimenticare e, anzi, dobbiamo sempre più rilanciare. I segnali di speranza e positività ci sono, non solo nel porto, ma anche in altri ambienti, però ci sono anche delle occasioni da non perdere e quindi bisogna, tutti insieme, cercare di essere rapidi ed efficaci. L’unità è fondamentale perché non c’é sviluppo senza unità, come in una famiglia, dove ci sono dei problemi, si cercano le soluzioni il più possibile rapide ed efficaci, e naturalmente ognuno ci mette del suo, qualcuno anche rinunciando a qualcosa o comunque trasferendo qualche sua possiblità”.

Alle parole del porporato è seguito il ringraziamente di Luigi Merlo, presidente dell’Autorità Portuale: “Sono grato e commosso per l’attenzione che ha manifestato e per l’affetto che ancora una volta ha riconosciuto al porto e questo mi fa sentire ancora più responsabile nel lavoro quotidiano per sviluppare il nostro scalo. Un appello importante, che mi auguro l’intera città accolga e che renda compatibile le esigenze dello sviluppo con la comunità locale”.

Durante l’omelia, l’arcivesco di Genova non ha dimenticato le vittime del terremoto in Giappone. “Ricordando le vittime innumerevoli e la tragedia immane – ha affermato – Nessuno, lontano o vicino fisicamente, deve sentirsi solo nel vivere il proprio dramma. Vogliamo ricordare anche il popolo del Giappone e affidare in questa nostra preghiera al Dio della misericordia e della pace le anime delle migliaia di vittime, la moltitudine rimasta senza nulla, perché il Signore riaccenda in questo popolo, come in tutti i popoli che lottano contro qualunque ferita, qualunque male, la luce della speranza, della fiducia, del coraggio”.