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Lettera al direttore

Dall’Unità d’Italia al Giappone: facciamo partecipare la solidarietà ai nostri festeggiamenti

Molti anni fa, nel corso della mia formazione professionale, ho avuto la fortuna di vivere e lavorare in Giappone, il Paese che mi ha donato quella donna straordinaria che è mia moglie e, con lei, i nostri figli.
Oggi, noi italiani festeggiamo il centocinquantenario dalla nostra unificazione e questo momento importante cade in coincidenza con un accadimento naturale di dimensioni inimmaginabili che sta disintegrando una parte importante di quel Paese.
Il contrasto tra il clima rievocativo italiano –parzialmente ritrovato dopo le polemiche sul discorde spirito di partecipazione all’evento– e l’atmosfera post-apocalittica giapponese –ancora nella speranza che il disastro, già adesso senza precedenti, non peggiori– è stridente: le immagini del sisma, delle onde anomale, del fango e della distruzione sembrano importate per fare da efficace contorno, nella loro crudezza, all’inasprimento di un dibattito, quello sul ricorso all’energia nucleare, che è e deve fare parte della dialettica politica sulle scelte energetiche, ma che, in questo momento, è totalmente fuori luogo.
In un momento in cui gli italiani dovrebbero sentire un rinnovato spirito di unità e appartenenza, dovrebbe essere una scelta di opportunità –e forse anche di buon gusto– quella di sospendere le contrapposizioni sul tema, risvegliato dal timore del ripetersi di un incidente nucleare su grande scala, ad un quarto di secolo da quello di Chernobyl.
E ciò è vero, non tanto perché al sentimento di concordia nazionale, che si spera di sperimentare il 17 marzo e di fare sopravvivere il più a lungo possibile, deve corrispondere una sorta di armistizio delle opinioni, bensì in quanto la coscienza di un popolo ritrovato dovrebbe animare anche un altro universo di emozioni collettive. Quello della solidarietà.
Il popolo giapponese, pochi giorni fa, ha visto scomparire alcuni abitati del nord-est del Paese. Ieri molti erano in coda ai grandi magazzini di Tokyo e di altre città meno colpite dal disastro ad approvvigionarsi di cibo e batterie, o in auto davanti ai distributori a rifornirsi di carburante. Oggi, in molte parti del Paese i giapponesi sono privi di alimenti, acqua, coperte, e molte altre cose di primaria necessità che sembrano scontate nella vita di tutti i giorni, fintanto che questa non diventa un inferno.
Qualche anno fa, l’Italia si mobilitò per aiutare i Paesi dell’Oceano Indiano colpiti da tsunami devastanti. Più di recente ha fatto lo stesso con la tragedia di Haiti. Oggi non può e non deve sottrarsi al dovere di aiutare i giapponesi, magari pensando che si tratta di un Paese ricco o immaginando che “tanto ci sono abituati”. Dinanzi all’apocalisse non c’è ricchezza o abitudine che tengano: lo sanno bene le centinaia di migliaia di cittadini giapponesi sfollati.
Il festeggiamento dell’unità d’Italia non ha senso se non si diffonde con forza lo spirito di aiuto verso il popolo giapponese, rinviando i dibattiti su ciò che sarà e sostituendoli con ciò che bisogna fare adesso. Questo è l’accorato appello agli organi di governo, agli enti locali, al mondo imprenditoriale, alla stampa e alla pubblica opinione: non osservare, con relativa distanza, gli effetti della sciagura, ipotizzando le possibili conseguenze nucleari, ma essere tra i primi ad aiutare chi è in difficoltà. La nostra dignità di italiani ha più valore se ci ricordiamo anche di quella degli altri.
Il Consolato Giapponese di Milano, contattato per chiedere quali siano le forme migliori per dare forma ad un aiuto concreto, ha indicato la Croce Rossa Italiana quale adeguato veicolo per la raccolta di fondi:
– sms allo 45500 “Pro emergenza Giappone” per utenze cellulari TIM, Vodafone, Wind, 3, CoopVoce, Tiscali o da telefono fisso Telecom, Infostrada, Fastweb, Teletu e Tiscali;
– donazione on line su www.cri.it;
– bonifico bancario: causale “Pro emergenza Giappone” IBAN: IT19P0100503382000000200208
– conto corrente postale: n. 300004 intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma”, causale “Pro emergenza Giappone”
La mia esortazione finale è, certamente, che ciascuno contribuisca per quanto può; ma è anche, semplicemente e prima di tutto, che si parli di aiuti a più gran voce.

Paolo Sciabà

Un cittadino italiano, un genovese