Da un barcone chiede aiuto alla madre che vive a Genova: “Stiamo affondando” - Genova 24
Cronaca

Da un barcone chiede aiuto alla madre che vive a Genova: “Stiamo affondando”

Questura

E’ partita una richiesta di aiuto da un barcone in difficoltà, al largo tra la Libia e l’Italia. “Rischiamo di affondare, aiuto”. Questo è l’allarmante contenuto del messaggio lanciato da un giovane eritreo che è riuscito a mettersi in contatto via cellulare con la madre, residente a Genova.

La donna, che abita nel centro del capoluogo ligure, ha chiesto aiuto alla comunità eritrea, i cui rappresentanti si sono rivolti alla questura, che ha immediatamente informato la Capitaneria di Porto e il referente Centro Operativo della Questura di Agrigento. Ma del giovane immigrato, al momento, non si sa ancora nulla.

La madre del giovane eritreo non riesce a darsi pace. “La vita del mio Teka è in pericolo, vi prego voi aiutatemi”, ripete Solomon Hagos Zaid, 54 anni.”L’ho sentito l’ultima volta lunedì scorso e da allora non so più nulla di lui”. Teka, racconta la donna, ha 28 anni. Due anni fa la fuga dall’Eritrea e dall’esercito, di cui faceva parte, e un lungo viaggio attraverso l’Etiopia e il Sudan. Fino in Libia, dove il giovane ha vissuto gli ultimi due anni.

“Gheddafi aveva bloccato i trasferimenti, mio figlio non riusciva a partire”, spiega la madre in lacrime. “Per trovare un passaggio su quella maledetta banca – prosegue – ho dovuto pagare 4.100 dollari, che ho spedito allo scafista”. Lunedì sera l’ultimo contatto telefonico. “Mi ha chiamato che era già in mare – sostiene la madre – piangeva, aveva paura, diceva che il barcone faceva acqua da tutte le parti”. Poi il nulla: “Ho parlato con lo scafista, ma da qualche giorno anche lui non risponde più al telefono – conclude la donna – e ora ho paura che sia accaduto qualcosa di brutto a mio figlio”.