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Da Sendai a Genova: l’odissea di Gambale, ricercatore sopravvissuto al terremoto

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Genova. Un’avventura lunga 4 giorni. Ore di panico passate in strada, mentre cresceva la paura e il numero dei morti. Il terremoto in Giappone, che secondo le ultime stime ha ucciso circa 14.000 persone, ha risparmiato il dottor Franco Gambale, direttore dell’istituto di biofisica del Cnr di Genova. Lo scienziato, tornato ieri da Sendai, dove era arrivato un’ora prima del terribile sisma, ci ha raccontato quei momenti di terrore.

“Ero a Sendai per siglare un accordo di collaborazione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Genova e la Tohoku University – racconta Gambale –   Ero appena arrivato con mia moglie  al Metropolitan Hotel, nei pressi della stazione di Sendai. Allogiavamo al 7° piano e proprio mentre sistemavamo le cose in camera abbiamo sentito oscillare il letto. In un primo momento abbiamo pensato ad una scossetta, ma l’intensità è cresciuta e siamo stati sbattuti da una parte all’altra della stanza. Io e mia moglie ci siamo subito abbracciati e abbiamo atteso la fine del sisma mentre continuavamo a cadere tra il letto e il pavimento”.

Un minuto infinito che ha devastato una popolazione. Ma il Metropolitan si trova a 5 chilometri dalla costa. Cinquemila metri che hanno salvato la vita al ricercatore.

“Dopo la scossa – racconta lo scienziato – Siamo riusciti dalle scale antincendio guidati dal personale dell’albergo e siamo rimasti in strada. In quello scenario apocalittico ha cominciato anche a nevicare, ma devo dire che i giapponesi sono persone molto efficienti.  In pochi minuti, infatti abbiamo ricevuto coperte e alcuni sacchi con reagenti chimici che producono calore. Dopo qualche istante passato nella reception, dove era partito l’antincendio e colava acqua dal tetto, siamo stati trasferiti in un sottopassaggio della metroplitana”.

“Prima di spostarci li ci hanno dato la possibilità di  recuparare le cose più importanti dalle stanze. Tutto questo in uno scenario che sembrava assolutamente tranquillo. Li gli edifici sono costruiti con le più sofisticate tecnologie antisismiche e ho visto soltanto qualche palazzo con dei vetri rotti. Certo – spiega Gambale – in una città di un milione di abitanti era strano vedere pochissimo traffico, ma per il resto sembrava che tutto stesse tornando alla normalità”.

Ordine, calma e organizzazione, quindi, nonostante un cataclisma devastante. “Salito per un attimo in stanza ho pensato subito a prendere il piumino del letto che abbiamo usato poi per stenderci e passare la notte nel basement della metro. Il mattino dopo siamo stati trasferiti in un centro di accoglienza dove c’era circa  un migliaio di persone. Li c’era poco spazio, poco cibo, e l’elettricità è arrivata solo a metà giornata. Per fortuna ero sempre in contatto con il Cnr e  l’ambasciata e quindi sono riuscito ad avvertire i miei familiari”.

Ma, mentre la terra continuava a tremare e non arrivavano soluzioni, Gambale non si è perso d’animo. “Abbiamo fatto gruppo con un tedesco, due persone di Singapore uno di Taiwan e sette giapponesi, e siamo riusciti ad entrare in contatto con una compagnia di taxi. Prima siamo arrivati a Yamagata e poi a Nigata, sulla costa occidentale, dove abbiamo preso lo shinkansen, il treno veloce che ci ha portato a Tokio”.

Un gruppo di persone che ha quasi girato tutto il Giappone in orizzontale per salvare la pelle. “È stata una spesa molto consistente – spiega il direttore dell’istituto di biofisica –  ma fatta benvolentieri. Arrivati finalmente all’areoporto, grazie al mio iPhone ho chiamato Alitalia  e  sono riuscito a cambiare il biglietto”.

Davanti alla tragedia, alla catastrofe, all’avventura con il lieto fine, Gambale non risparmia un commento scientifico e in particolare sul rapporto tra uomo e tecnologia: “Certamente la tecnologia antisismica mi ha salvato la vita perchè ora l’uomo ha una certa confidenza con questi eventi. Ma la situazione che sta venendo fuori dal nucleare a mio avviso è causata dal fatto che delle centrali di tanti anni fa non sono mai state rinnovate. Stesso discorso vale per lo tzunami. Solo ora moviamo i primi passi, ma questo è un fenomeno ancora incontrollabile, soprattutto se avviene a pochi chilomentri dalla costa e in così poco tempo”.