Chiusura ospedale Recco, Montaldo: “Devono mettersi il cuore in pace” - Genova 24

Chiusura ospedale Recco, Montaldo: “Devono mettersi il cuore in pace”

claudio montaldo

Genova. Forte la protesta dei Comitati contro la chiusura dell’ospedale di Recco, che stanno lottando con le unghie e con i denti per raggiungere il risultato sperato, e stamattina sono arrivati addirittura in Consiglio Regionale per esprimere le proprie idee e cercare ancora una volta di impedire la chiusura definitiva del nosocomio. I Comitati hanno tra l’altro parlato di documenti e oggetti vari gettati nei cestini della spazzatura all’interno del Sant’Antonio, sottolineando una grande incuranza e il completo abbandono della struttura.

“Se quest’ultimo fatto fosse successo davvero, mi sembra molto grave, ma l’ospedale non è abbandonato. E’ in corso un trasloco, quindi quegli oggetti potrebbro essere solo scarto di materiale”. A parlare è l’assessore alla Sanità Claudio Montaldo, che continua: “La cosa importante è che venga superato un ospedale che non aveva più ragione di esistere, tanto più dopo che si è aperto quello di Rapallo, che a pochi chilometri di distanza, mette a disposizione quelle attività di medicina necessarie, soprattutto per la popolazione anziana. Recco diventerà una casa della salute importante, con la conferma della radiologia, che continua a funzionare e con gli ambulatori che verranno ristrutturati grazie a un intervento di 500 mila euro. Ci sarà anche una nuova tac da 350 mila euro e verrano poi attivati, insieme alla riabilitazione, alcuni letti di ospedale di comunità, che saranno gestiti dai medici di famiglia, ma per cui noi garantiremo l’assistenza infermieristica. Dalla notte in cui è chiuso ospedale, infine, è attiva 24 ore su 24 l’auto medica del 118. Quindi, mi pare che il territorio abbia ricevuto una risposta secondo quelli che erano gli impegni e le esigenze”.

Altro punto cruciale su cui battono i Comitati è il fatto che le ambulanze del 118 non porterebbero i pazienti a Rapallo, bensì a San Martino. “Il 118 ha codici di procedura molto chiari, quindi a Rapallo non può portare casi gravi perché è solo un centro di primo intervento – dice Montaldo – I casi gravi devono essere accompagnati per forza al San Martino o a Lavagna”.

Detto tutto questo, sembra che per i cittadini di Recco e i lavoratori del Sant’Antonio ci siano poche speranze, per non dire nulle. “Neanche se mettessero a disposizione delle nuove risorse, il sistema sanitario sarebbe in grado di rmantenere aperta la struttura – conclude Montaldo – E’ inutile investire risorse in ospedali che non servono più per sottrarle dove invece ne esiste davvero la necessità. Tra l’altro non sappiamo ancora quanti soldi avremo a disposizione nel 2011. Il Governo parla addirittura di 90 milioni in meno. Questi signori devono mettersi il cuore in pace”.