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Cronaca

Tentato suicidio nel carcere di Marassi, Sarno (Uilpa): “Condizioni disumane”

Marassi. Un altro tentato suicidio nel carcere di Marassi, dove un giovane detenuto trentenne (in prigione per il tentato omicidio della figlia di tre anni), ieri sera verso le 22,15, ha cercato di togliersi la vita impiccandosi. “L’insano gesto non è stato portato a termine per il tempestivo e provvidenziale intervento dell’agente di sorveglianza – spiega Eugenio Sarno, segretario della Uilpa Penitenziari – E’ la seconda volta che questo detenuto tenta il suicidio, avendoci provato anche appena dopo l’arresto”.

Il segretario generale ricorda, anche in questa occasione, gli allarmi già lanciati per le condizioni di sovraffollamento di Marassi e la grave carenza degli organici della polizia penitenziaria e degli addetti ai compiti amministrativi e trattamentali.

“ In questo mese di febbraio a Marassi abbiamo dovuto registrare un suicidio e due tentati suicidi. E’ evidente che questi gesti di autosoppressione possano essere alimentati anche dalle esasperanti, disumane ed incivili condizioni di detenzione. Marassi – prosegue SARNO – in queste ore ospita circa 730 detenuti a fronte di una capienza regolamentare prevista in 450, a tale sovraffollamento fa da contraltare le carenze dell’organico della polizia penitenziaria stimabili in circa 160 unità”.

La Uilpa Penitenziari ricorda come in questo 2011 siano già nove i detenuti morti per suicidio in cella, che i tentativi di suicidio assommino a poco meno di centocinquanta e che numerosissimi sono i gesti di autolesionismo e molte le risse.

“Questa deriva di morte e violenza verso se stessi o verso altri, che si afferma nelle carceri, è una diretta conseguenza dell’impossibilità ad articolare percorsi di recupero, rieducazione e risocializzazione. Il personale di polizia penitenziaria deve fare i classici salti mortali per garantire servizi sempre al di sotto dei livelli minimi di sicurezza – continua Sarno – Nonostante ciò sono già più di trenta le vite che i baschi blu hanno sottratto alla morte per suicidio. Educatori, psicologi e assistenti Sociali, all’interno degli istituti penitenziari, sono sempre più specie rare e pertanto non è possibile lavorare in funzione del dettato costituzionale”.

Il segretario generale della Uilpa Penitenziari non perde l’occasione per sollecitare il ministro Alfano ad una maggiore attenzione verso l’universo carcere. “Comprendiamo come il Guardasigilli, in questo momento sia occupato e distratto da vicende che lo portano a perdere di vista il mondo penitenziario. Ma proprio quelle morti, quelle violenze, quelle disumane, barbare, incivili condizioni di detenzione che si coniugano alle infamanti condizioni di lavoro del personale, dovrebbero stimolare almeno la sua coscienza a trovare soluzioni possibili – spiega Sarno – Auspichiamo che voglia partecipare a qualche summit in meno a Palazzo Grazioli e fare qualche incontro in più con le rappresentanze sindacali. Altrimenti i record di questo Governo, cui fa più volte cenno Alfano, in materia penitenziaria sono destinati ad aumentare: più morti, più violenze, più detenuti, meno strutture agibili, meno personale, meno fondi, meno risorse, meno mezzi”.

“D’altro canto – chiosa polemicamente Eugenio Sarno – pur avendo dichiarato per il secondo anno consecutivo lo stato di emergenza per le carceri, il Governo Berlusconi ha quasi dimezzato le risorse economiche destinate al lavoro intramurario, alla manutenzione dei fabbricati, alle missioni e a gli straordinari per gli agenti. Sono a rischio i pagamenti delle bollette di acqua, telefono, luce e gas e ai detenuti occorre garantire il vitto completo (colazione, pranzo e cena) con poco più di tre euro. Le tanto invocate 2000 assunzioni di poliziotti penitenziari appartengono ancora alla sfera dei sogni proibiti, che solo l’avventatezza ( o la convenienza) di qualche O.S. fa apparire realtà concreta. Nel frattempo, però, vengono annunciate aperture di nuovi padiglioni e nuove carceri. Ma nessuno ci dice con quale personale”.