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Cronaca

Genova, operazione “Happy House”: i dettagli della maxi truffa sui mutui

Genova. Si è arricchita di nuovi particolari l’operazione “Happy House” conclusa all’alba di oggi, dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Genova, dopo una lunga indagine, condotta sotto la direzione dal sostituto procuratore Francesco Pinto. Al termine, una ramificata associazione a delinquere specializzata in truffe ai danni di istituti di credito nazionali, realizzate nella provincia di Genova tra il 2001 e il 2010, è stata disarticolata: sette le persone arrestate, di cui 3 già finite in carcere.

Centodue i mutui falsi accertati, 16 tra banche e società finanziarie truffate, con un danno stimato al sistema bancario di oltre 25 milioni di euro e circa 17 milioni di euro il profitto conseguito dai membri del sodalizio criminale; inoltre, sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria 107 persone, di cui 17 componenti dell’organizzazione per delinquere artefice delle truffe.

Ma come agivano i truffatori? Sempre con lo stesso modus operandi: acquistavano immobili per lo più fatiscenti, in alcuni casi addirittura ruderi e comunque scarsamente commerciabili, ubicati a Genova, nella provincia e nel basso Piemonte.
Per l’acquisto degli immobili venivano sistematicamente richiesti mutui ipotecari, presentando a garanzia immobili, con perizie decisamente sovrastimate.Le truffe avvenivano mediante la predisposizione e presentazione alle banche di documentazione falsa – costituita da bilanci, dichiarazioni dei redditi, buste paga – con la quale veniva dimostrata cartolarmente la disponibilità di redditi sufficienti per far fronte al pagamento delle rate fissate. In questo modo gli istituti di credito e le società finanziarie concedevano finanziamenti e mutui per importi considerevoli, in vista dell’acquisto di immobili per i quali i periti “di fiducia” delle banche, in combutta con l’organizzazione criminale, stilavano perizie assolutamente sproporzionate rispetto ai reali valori di mercato dei fabbricati.

I finti acquirenti, soprannominati teste di legno, erano scelti generalmente in quanto privi di lavoro e di redditi ed erano poi le persone presentate a banche e finanziarie come soggetti interessati ad ottenere il mutuo, corredando la richiesta con bilanci, buste paga, CUD e dichiarazioni del datore di lavoro, precostituiti all’occorrenza da professionisti del settore e risultati tutti falsi.
L’ ammontare del mutuo erogato per la maggior parte finiva nelle taschedell’organizzazione criminale, in parte serviva per pagare il prezzo degli immobili e in minima parte finiva nelle tasche dei mutuatari-teste di legno. Una volta poi che le banche erogavano i mutui, venivano pagate le prime rate e poi il mutuo passava in “sofferenza”.

L’ideatore del meccanismo di truffa descritto, e promotore dell’associazione per delinquere era N.L, calabrese di 51 anni, coadiuvato dal figlio, C.L., di anni 29, e da un commercialista di Albenga, C.Cdi anni 62.
Gli associati avevano stilato un vero e proprio programma criminoso in cui ogni componente aveva il suo ruolo definito. In particolare sono stati identificati: altri due commercialisti, M.M., 60 anni, con studio in Genova, e R.R., 46enne, con studio in Rapallo, incaricati di redigere bilanci, situazioni contabili, dichiarazioni dei redditi, Cud e buste paga falsi; un intermediario finanziario-immobiliare, D.P., di 29 anni, con studio in Genova, che si occupava dell’individuazione degli immobili da compravendere; tre funzionari di banca, il sessantaduenne D.F.R., il cinquantaduenne S.Z e il quarantaseienne A.R, che, a vario titolo e con vari ruoli, hanno agevolato il buon esito delle pratiche relative alle domande di mutuo; il gestore di un bar, M.S. 43 anni, che si incaricava di procurare le “teste di legno”; otto periti, M.C. 35 anni, T.P. 44anni, P.G. 42enne 42, A.M. 61 anni, C.E. 46 anni, O.M. 43enne, R.M. 38 anni, e D.T. 33 anni, incaricati di effettuare le sopravvalutazioni degli immobili per ottenere la concessione dei mutui per importi considerevoli.