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Genova, maxi evasione: inchiodati imprenditori e clienti compiacenti

Genova. Una maxi evasione, da oltre 16 milioni di euro, è stata scoperta dalla guardia di finanza di Genova. Le indagini, partite nel 2006 e condotte su un gruppo di aziende riconducibili a Pietro Pesce, 76 anni, famoso imprenditore edile del ponente ligure, hanno consentito di smascherare questa colossale evasione.

Gli impresari coinvolti, pare 170 in tutto, costruivano immobili e li rivendevano, incassando una parte cospicua degli importi in contanti, senza rilasciare alcuna attestazione fiscale. Le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire il tutto anche grazie agli interrogatori di 170 acquirenti.

Tra le undici persone per le quali è stato richiesto il rinvio a giudizio dal pm Paola Calleri, oltre a Pietro Pesce, anche le figlie dell’uomo, Giovanna e Paola. Giovanna, 48 anni, era stata fermata dai finanzieri di Ventimiglia alla frontiera nel 2008 con 273 mila euro, nascosti nei mutandoni con doppio fondo. E ancora, è stato chiesto il rinvio a giudizio per Stefano Parodi, presidente del consiglio provinciale di Savona ed ex sindaco di Albissola Marina, un commercialista di Savona, Davide Reverdito, l’agente monomandatario per le vendite di immobili, Carmelo Chinnici, Alberto Ferrando, dipendente di Pesce, la segretaria comunale Maria Enrichetta Boschi, la responsabile dell’urbanistica di Celle, Sonia Mitra e l’avvocato Giuseppe Muscolo, quest’ultimo indagato per violazione dei sigilli e favoreggiamento. A febbraio dello scorso anno, era invece uscito di scena il dirigente delle Agenzie delle entrate, Roberto Bonfanti.

Nei guai sono finiti anche gli acquirenti compiacenti, accusati di avere violato le norme sulle transazioni economiche che, all’epoca dei fatti, non potevano essere effettuate in contati per importi superiori a 12.500 euro (attualmente la libertà di utilizzare il contante è ridotta a 5.000 euro).