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Genova, esercenti: “La movida sta scomparendo, centro storico a rischio abbandono”

Genova. La movida spacca la Lanterna. Da una parte i cittadini che vogliono dormire, dall’altra esercenti che vivono e lavorano nel centro storico. I sindacati dei pubblici esercizi contestano metodo e contenuti: la levata di scudi contro la nuova ordinanza anti movida, preannunciata nelle ultime ore dal Comune, è generale.

“Chiediamo un incontro urgente con la Giunta, dal momento che non siamo stati interpellati – dichiara Cesare Groppi, segretario Fiepet Confesercenti – Per eliminare disagi e rumore non si devono colpire i locali, senza neppure distinguere tra chi è virtuoso o meno, ma i responsabili dei comportamenti errati. Con un adeguato sistema sanzionatorio le cose già comincerebbero a migliorare. Inoltre non vendere alcolici dalle 2 alle 3 è un provvedimento senza senso: andrà a finire che gli esercenti chiuderanno alle 2 per non stare a discutere con i clienti”.

Altra questione su cui concordano le associazioni di categoria è il metodo che ha portato all’ordinanza anti rumore: “Nasce tutto dai decibel sforati – spiega poi Silvio Seghi, vicepresidente Fepag Ascom – ma è illogico: ovunque ci sia la presenza di più persone i parametri sono destinati a saltare. In più gli ultimi dati non tengono conto di una nuova tendenza: la movida – sottolinea Seghi – si è interrotta, 50% in meno rispetto al passato. Questo comporta una grande responsabilità da parte nostra, ma soprattutto del Comune. E’ vero che la questione nasce negli anni 70 con la distribuzione concentrata delle licenze, ma ora non possono certo pagare gli esercenti che con grande sacrificio hanno aperto un locale nell’ultimo periodo. E’ necessario al più presto trovare un compromesso tra il diritto degli abitanti a riposare e il diritto dei gestori a lavorare – conclude Seghi – Non dobbiamo far scappare le persone, perchè senza gente il centro storico è destinato al degrado e all’abbandono”. Quanto alla proposta di spostare la movida: “Ma i locali non sono cesti di frutta, dietro c’è un grosso impegno economico. Perchè, invece, non guardiamo all’estero, a città come Berlino o alla famosa Spagna?”