Fincantieri, ad Bono: “O remiano tutti nella stessa direzione o andiamo a fondo” - Genova 24
Cronaca

Fincantieri, ad Bono: “O remiano tutti nella stessa direzione o andiamo a fondo”

giuseppe bono, ad fincantieri

Genova. E’ grande la preoccupazione dei sindacati sull’ipotesi della chiusura o del ridimensionamento del cantiere di Riva Trigoso, ma l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, preferisce fare un discorso generale sul futuro dell’azienda. “Non voglio entrare nella localistica, né di Riva, né degli altri cantieri. C’é una riduzione della domanda e credo che il mio compito, come quello di tutti, sia di salvare l’azienda in una prospettiva futura di sviluppo – dice Bono – Certamente la riduzione di domanda comporterà una riduzione della capacità produttiva, ma noi non vogliamo penalizzare nessuno. Tutti i nostri piani, infatti, puntano alla salvaguardia del livello occupazionale. Questo fatto, però, è probabile che non consenta ad ognuno di continuare a fare lo stesso identico mestiere che fa adesso. L’essenziale è creare occasioni di sviluppo occupazionale e questo è il nostro impegno”.

In merito al ribaltamento a mare di Sestri Ponente, per cui è previsto l’arrivo di 70 milioni di euro: “Noi continuiamo a gestire l’azienda e speriamo di accogliere intorno alle nostre idee il consenso di tutti perché da soli non ce la possiamo fare, come non ce la può fare nessuno”. Sulla possibile presentazione di un nuovo piano industriale, invece, l’ad di Fincantieri è stato molto chiaro. “Cosa dovrei dire quando il petrolio è arrivato a toccare i 120 dollari al barile e l’acciaio arriverà a costare 800 o 900 dollari alla tonnellata? Quello che posso affermare è che noi dovremo viaggiare con la barra dritta e avere l’obiettivo, malgrado la crisi, di fare un’azienda più forte di prima. A parte l’aumento della materie prime, non dobbiamo dimenticarci della crisi finanziaria. Una nostra nave da crociera, ad esempio, costa 500 milioni di euro e non è facile, in questo momento, che gli armatori decidano di spendere una cifra così consistente”.

Bono ha poi spiegato che la situazione dell’Italia è diversa da quella di altri paesi dell’Europa. “Pensate solo a quanto costa il nostro debito pubblico rispetto a quello di un paese come la Germania, che lo ha anche più basso e quindi paga meno tasse di interessi – dichiara – Noi affrontiamo problemi più complicati e ce ne dobbiamo fare carico tutti. O remiamo tutti nella stessa direzione o andiamo a fondo”.

Bono si è espresso anche in merito alla richiesta dei sindacati di riaprire il tavolo nazionale sulla cantieristica, fermo ormai da un po’ di tempo. “Spero che i sindacati abbiano le idee chiare, perché è inutile chiedere al Governo ciò che non può dare – dice – e poi perché dovrebbe dare qualcosa alla cantieristica e non ad altri settori? Voglio fare una discussione con i sindacati e dire loro che abbiamo problemi terribili da affrontare, ma che cercheremo di uscirne più forti di prima”.

A preoccupare l’amministratore delegato è anche la situazione del nord Africa, soprattutto per quanto riguarda le possibili commesse. “Non aiuta di certo, ma bisogna guardare con fiducia al futuro, sperando che da queste manifestazioni possano nascere nuove opportunità. Anche se non si può escludere la nascita di una nuova crisi”. Bono pensa a Fincantieri nel suo complesso e fa una distinzione fra i due settori di competenza. “Penso che sul civile ci siano maggiori possibilità di ripresa, anche se non si raggiungerà più la domanda che avevamo prima della crisi (circa dieci navi all’anno) – dichiara – sul militare, invece, i problemi sono maggiori perché i paesi dove cerchiamo di vendere vogliono che si costruisca da loro. Ecco cosa ci troviamo ad affrontare”. Intanto Fincantieri è entrata in nuovi tipi di business, dal discorso dei mega yacht, all’offshore, alle trasformazioni navali.

Jenny Sanguineti – Alberto Maria Vedova