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Calcio, papà Spagnolo: “Non voglio vendetta, lo sport è unione non guerra”

Genova. “Non voglio vendetta, vorrei che una cosa del genere non accadesse mai più”. Cosimo Spagnolo domani vedrà tornare i tifosi milanisti al Ferraris, sedici anni dopo che suo figlio morì sotto la lama di Simone Barbaglia, ultras rossonero.

“Questo momento doveva arrivare e mi sembra anche giusto che prima o poi accadesse. Adesso – ha detto papà Spagnolo – le tifoserie devono dare dimostrazione di aver capito quello che è successo e che una cosa del genere non deve accadere più. Lo sport deve vincere sempre sulla violenza. Per me il ritorno dei tifosi è un fatto positivo, così come lo sono state, anche se un po’ in ritardo, le parole di Galliani. Mi avrebbe però fatto piacere che anche la tifoseria milanista si fosse dissociata in maniera esemplare, pur sapendo che il vicepresidente del Milan ha parlato anche a nome dei tifosi. Credo che se un’iniziativa del genere fosse nata dai tifosi sani e non solo da Galliani, avrebbe avuto un’efficacia maggiore e un senso ancora maggiore”.

“Sono fiducioso che possa andare tutto bene – ha detto poi il papà di Spagna, come lo chiamavano affettuosamente gli amici – Lo sport è una cosa bellissima e deve unire le persone, non è una guerra. Purtroppo, nonostante i divieti, negli stadi entra ancora di tutto ma il risultato del campo non deve valere una vita. Io spero – ha concluso Spagnolo – che domani anche i tifosi milanisti arrivino con messaggi di pace e che non portino offese”.

“Io sono padre e pensare ai genitori di questo ragazzo che è stato ucciso mi mette una profonda tristezza. Quello che è successo con il calcio e con lo sport non ha nulla a a che fare”. Ha commentato Davide Ballardini oggi con parole di elogio verso la famiglia Spagnolo: “Nella grande sofferenza sono stati altrettanto grandi. A maggior ragione a loro va la mia stima”