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Bomba Recco, Capurro “Doppio pericolo: se fossero esplose, centro raso al suolo” foto

Recco. Doppio ritrovamento ma anche doppio scampato pericolo: se l’ordigno ritrovato a Recco, per caso, la prima settimana di gennaio nel cantiere di via XXV Aprile, fosse esploso, avrebbe causato un danno immane. Sotto, infatti, scoperto stamani a seguito dell’attività di bonifica dell’azienda preposta, ce n’era un’altro, gemello per peso e dimensioni.

“Non oso immaginare cosa poteva succedere – ha commentato il sindaco Dario Capurro – sarebbe stato un doppio disastro in pieno centro cittadino. Dopo il ritrovamento della prima, abbiamo dato il via all’impresa di fare un’ulteriore bonifica – ha poi spiegato il Sindaco – un pò di sospetto c’era dal momento che i vecchi recchellini ricordavano tre bombe inesplose in quella zona”.

Oggi, dunque, Recco ricomincia da tre. Domani prenderà il via l’iter, visto solo qualche settimana fa, per le procedure di messa in sicurezza e per lo sminamento: “Domani gli artificieri classificheranno la bomba e sulla base dell’ispezione daranno le disposizioni per l’evacuazione e le misure di sicurezza da attivare nella prossima e inevitabile attività di spoletamento dell’ordigno”. Lo scenario sarà dunque lo stesso: zona rossa, mezza Recco sfollata e vie di collegamento, ferroviarie e stradali, chiuse temporaneamente. Se già alcuni cittadini avevano contattato un avvocato per chiedere danni morali e psicologici, adesso molto probabilmente i recchellini potrebbero avanzare ulteriori pressioni. “Fermo restando che non possiamo convivere con bombe sotto i piedi, questi ordigni sono stati lanciati durante il conflitto mondiale, è giusto toglierli, ma abbiamo in previsione una nuova misura: d’ora in poi obbligheremo l’accollamento dei costi ai futuri cantieri, chi costruisce cioè – ha sottolineato il primo cittadino – deve sapere che vedrà addebitarsi i costi per bonifiche ed eventuali evacuazioni”.

Per lo sminamento di gennaio il Comune ha speso circa 3-4 mila euro, soprattutto per l’alloggiamento delle persone evacuate, senza contare però i costi indiretti che andranno sicuramente a incidere sui capitoli di spesa.
“Sicuramente queste situazioni rappresentano un grande sacrificio per noi, per le attività commerciali e per le persone che abitano intorno, ma d’altra parte – ha sottolineato Capurro – questi ordigni sono un drammatico ricordo dei 27 bombardamenti che hanno devastato la nostra città, radendola al suolo per il 95%. Non dico che dobbiamo conviverci, però, questo tipo di ritrovamenti vengono fatti ormai periodicamente: una mina marina 5 anni fa, una bomba d’aereo negli anni’90, altre quando ero ragazzino. Recco ne soffre e i recchellini di oggi non hanno nessuna colpa, speriamo non ne risultino altri, anche se la sensazione è contraria”.

Non è ancora certo, ma lo sminamento dovrebbe avvenire domenica prossima, il 13 febbraio, con le stesse modalità della volta precedente. A meno che, ma è una flebile speranza, non si tratti di un pezzo di bomba già esplosa, nel qual caso non ci sarebbe bisogno di evacuazione. “Temo però che non sia solo un guscio, dal momento che ha ancora la corda – ha detto poi Capurro – e pare che non sia neppure rimbalzata, altrimenti sarebbe rimasta frantumata, come quella che scoppiò nel 1946 ad Avegno, causando la morte di 6 ragazzi”.