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Bimba morì dopo aver ingerito una pila, i genitori respingono l’archiviazione del caso

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Genova. Non hanno accettato la richiesta di archiviazione avanzata dal pm i genitori della bambina di 20 mesi morta nell’estate 2010 al Gaslini a causa di una emorragia, provocata dall’ingerimento di una mini-pila.
Gli avvocati che assistono i genitori della piccola Alice hanno chiesto l’imputazione coatta del personale medico e infermieristico – previa l’identificazione – che, secondo i legali, sarebbe responsabile dei soccorsi tardivi che potrebbero avere avete un ruolo-chiave nella morte della bambina. Il gip dovrà decidere se disporre una nuova perizia, come richiesto dagli avvocati.

Il medico legale Luca Tajana, su incarico del pm, aveva riferito che “una tac toracica per la quale non era prevista alcuna tassativa indicazione, avrebbe probabilmente fatto emergere la presenza del tramite fistoloso ma ciò avrebbe consentito un non semplice approccio chirurgico sul cui esito, stante la particolarità del substrato anatomo patologico, non ci si può esprimere”. Per Marco Salvi, consulente di parte dei genitori, se Alice avesse subito un’operazione d’urgenza – senza ritardi e con i dovuti accertamenti diagnostici – la bambina avrebbe avuto il 60% di chances di sopravvivenza.

La bambina era arrivata al Gaslini con vomito e sanguimento della bocca. In ospedale, le sue condizioni erano state giudicate da codice giallo, cioè non preoccupanti. Alcune ore dopo, le sue condizioni si erano aggravate e i medici avevano deciso di operarla d’urgenza. Ma la piccola era entrata in coma prima di arrivare in sala operatoria e poco dopo era morta.