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Mensopoli Galliera, dopo l’assoluzione parla Marco Buriani: E ora chi mi paga?”

Genova. Un meccanismo perverso. Ecco cosa può diventare la giustizia in Italia. Quella che dovrebbe essere uguale per tutti, diventa spesso anche ingiusta per tutti. Ed è così che può accadere che un uomo subisca per 7 anni in silenzio. Senza aver commesso nessuno sbaglio, nessuna violazione della legge.

E’ il caso di Marco Buriani, architetto appena assolto dal tribunale di Genova per non aver commesso il fatto, in merito all’inchiesta per le presunte tangenti versate per aggiudicarsi l’appalto della mensa comunale da realizzare all’interno dell’ospedale Galliera.

“Sono disgustato dal sistema della giustizia italiana – ha dichiarato ai microfoni di Genova24.it Buriani – Tutto ebbe inizio nel 2004 quando mi venne recapitata un’informazione di garanzia. Perquisizioni in casa, in ufficio e in macchina dalla finanza. Tutto questo per l’indagine per banca rotta fraudolenta a carico di una multinazionale di Verona, la quale aveva vinto una gara per realizzare il servizio mensa dell’ospedale Galliera. Io avevo ricevuto l’incarico di alta sorveglianza dall’ospedale e dovevo ricevere i pagamenti dall’azienda”.

Del tutto innocente, quindi, come appurato durante la sentenza. Ma costretto a risultare indagato, a perdere credibilità, lavoro, amici.

“Durante tutti questi anni non ho mai avuto un interrogatorio. Mai la possibilità di chiarire la mia posizione. Io mi occupo di lavori pubblici per i quali è possibile avere incarichi con gara. Ma per poter partecipare alle gare bisogna avere alcuni requisiti fondamentali, tra i quali un’autocertificazione dove il candidato  dichiara che non sussistono a suo carico procedimenti in corso. Questo mi ha precluso dalla possibilità di poter lavorare, lasciando il mio curriculum fermo per anni”.

Innocente, quindi, e senza possibilità di riscatto. Senza lavoro, se non sporadici e fortunati incarichi all’estero. Inoltre,  in sede di gara, occore elencare i lavori eseguiti negli ultimi 5 anni, ma se nel frattempo non si acquisiscono nuovi incarichi, il curriculum si svuota, come quello di un neolaureato. Ma in casi come questi cosa può fare colui che dopo 7 anni è assolto per “non aver commesso il fatto”?

“Come se non bastasse – ha continuato l’architetto – il Galliera e altri committenti, a seguito del dubbio di possibile colpevolezza, così come presentato dai quotidiani, hanno revocato qualsiasi incarico in essere, anche per importi significativi. Sono stato più volte nominato dagli organi di stampa e dai principali notiziari nazionali televisivi , indicato quale indagato per tangenti e, per giunta, a seguito della sentenza di assoluzione, da parte della stampa è stato sbagliato  il nome o non è stata scritta la corretta forma di assoluzione, indicando l’insufficienza di prove , che lascia il beneficio del dubbio al lettore in vece della formula piena per non aver commesso il fatto. E tutto questo per cosa? Per un rinvio a giudizio non supportato da oggettive prove a mio carico, salvo l’affermazione del mio accusatore (Orazio Carraro), che assunse particolare  credibilità , per il proprio patteggiamento e asserendo che ‘il Buriani non mi chiese mai denari né io mai glie ne  diedi, ma che il signor Mario Rossi  suo capo nella azienda per la quale lavorava , avrebbe versato all’architetto  la somma di 30 milioni di vecchie lire  per velocizzare le pratiche amministrative’”.

Inoltre, a seguito delle notizie apparse sui media della presunta tangente, digitando il nome e il cognome dell’architetto sui principali motori di ricerca di internet, ai primi posti appaiono notizie del tipo “architetto Marco Buriani di Genova indagato per tangenti”.  Indicazione questa che pare elemento estremamente ostativo alla possibilità di acquisire incarichi professionali, anche da committenti privati per una ovvia riluttanza e diffidenza nei confronti di un indagato, considerato il rapporto fiduciario che invece dovrebbe instaurarsi tra cliente e professionista.

La domanda che l’innocente si pone dopo anni di sofferenza e ingiustizia è una sola: “Ora chi mi paga? Disagio, smembramento dell’immagine  pubblica, lavori persi, credibilità nel rapporto con le persone e i potenziali clienti. Chi potrà restituire tutto quello che gli è stato negato?