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Il silenzio di Recco in ricordo del frastuono delle bombe (fotoservizio) foto

Recco. La bomba, lì, nel centro di Recco. 250 kg di esplosivo, lasciati dalla Seconda guerra mondiale. Gli storici raccontano che nella notte del 10 novembre del 1943 furono sganciate su Recco 33 tonnellate di bombe. L’obiettivo della North West African era il viadotto ferroviario, che invece non fu colpito. Furono molte altre ancora le notti in cui Recco fu bombardata, distrutta in tutto il suo centro urbano, contando alla fine 127 morti e 300 feriti.

Un pezzo di storia conservato inconsapevolmente. La storia di un errore. In questi casi, in termini tecnici si dice “errato angolo d’impatto”. Un errore che ha evitato ulteriori atrocità in una guerra già atroce. Un errore che si è nascosto nel centro di Recco per decine d’anni. Conservato proprio in via XXV Aprile. La precisione della toponomastica.

16 gennaio 2011. La bomba, ancora lì nel centro di Recco, settant’anni dopo. Una giornata di sole che sembra primavera. Il lavoro della Brigata Alpina “Taurinense”. La perfetta evacuazione: il comune diviso in 24 zone, quasi 5.000 abitanti, tutti portati via dalle abitazioni già intorno alle 10. 25 varchi a circondare l’ordigno. Un enorme cerchio con un raggio di 400 metri attorno al residuato bellico.

All’interno una città che vive una giornata surreale. Una città che è costretta a fare i conti con il suo passato. Bambini cui l’evacuazione sembra un gioco, e si allontanano felici di quella confusione e di tutte quelle persone in strada. Ventenni che hanno difficoltà a credere che è proprio così, che la guerra è passata anche in questa terra. Uomini e donne un po’ attoniti, talvolta infastiditi dal telefonino che non prende più. E chissà quando luce e acqua saranno ripristinate. Vecchi che all’improvviso sono travolti da ricordi che avevano impiegato una vita a dimenticare. Altri vecchi, invece, che mai avrebbero voluto dimenticare e che finalmente rivedono la loro Recco obbligata a ricordare quelle notti, quelle bombe, quel frastuono. E in quel momento si congedano da quegli incubi.

L’evacuazione finisce. La bomba rimane al centro. Da quel momento incomincia il lavoro più delicato: togliere le spolette e portare via quelle tonnellate di esplosivo lontano da lì. Poco prima che le operazioni di disinnesco comincino, quando anche le nostre telecamere, macchine fotografiche e taccuini sono costretti ad abbandonare, Recco sembra avvolta da una sola cosa. Impressionante. Che proprio lì a rimuginare sul frastuono delle bombe, sui ricordi della Seconda guerra mondiale, ti colpisce e ti lascia impietrito: il silenzio.

Il silenzio desolante che in qualche modo uno si immagina dopo che una bomba è davvero scoppiata. Lo ritrovi lì, prima che una bomba venga disinnescata e portata via. Minuti di silenzio e strade deserte in ricordo delle vittime dovute al frastuono delle bombe.