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Genova, truffa immobile S.Ilario: condannato sedicente mediatore e suo complice

Genova. Otto mesi di reclusione e 300 euro di multa: questa la pena inflitta dal Tribunale di Genova agli autori della truffa relativa alla compravendita di un immobile a Sant’Ilario, sventata il mese scorso dopo un’accurata indagine condotta dagli investigatori del commissariato Foce-Sturla.

La vicenda risale a dicembre, periodo in cui la potenziale vittima aveva messo in vendita un terreno su E-bay, il noto sito di aste on line. Pochi giorni dopo era stato contattato da un uomo che si presentava come mediatore di una non meglio precisata società estera interessata all’acquisto del terreno. Ma non solo. L’uomo, che si dichiarava architetto, ma in realtà è risultato poi essere un ex avvocato radiato dall’albo, con precedenti per reati simili, aveva preparato la truffa con grande perizia: grazie alla sua esperienza forense, aveva infatti preparato un contratto perfettamente redatto, dimostrando credibilità e conoscenza della materia. Ma soprattutto aveva offerto alla vittima un compenso maggiore di quello stabilito, chiedendo però 60 mila euro in contanti e in nero, come compenso per la sua mediazione.

A quel punto, però, il proprietario, dopo aver letto sui quotidiani locali la notizia di una truffa da 40 mila euro riguardante la vendita di un immobile in Sardegna avvenuta di recente, con il timore di essere anch’esso nel mirino di probabili truffatori, aveva deciso di procedere con cautela rivolgendosi al Commissariato Foce-Sturla per avere rassicurazioni. Così, mentre il venditore continuava a tenere i contatti con il presunto mediatore, comportandosi come se volesse concludere la trattativa, gli agenti dal canto loro proseguivano con le indagini riprendendo segretamente con apparecchiature audiovisive della Polizia Scientifica l’incontro tra la potenziale vittima ed il sedicente incaricato della società, tale architetto De Santis, arrivato a Genova per visionare il terreno.

Dopo gli accertamenti del caso è scattata immediatamente la trappola degli investigatori: il 18 dicembre, come pattuito, vittima e truffatore si sono dati appuntamento a “Il Baretto” di Corso Italia, luogo dove sarebbe dovuta avvenire la conclusione del contratto e lo scambio di denaro. Il mediatore però non sapeva che di lì a poco sarebbe stato stato colto in flagrante dagli agenti mentre prendeva la valigetta che, questo è forse l’aspetto più eclatante, conteneva gli stessi soldi falsi con cui aveva truffato il precedente venditore in Sardegna. Per il sedicente architetto De Santis e per il suo complice, un cittadino serbo anche lui coinvolto nel raggiro, sono scattate le manette. Ma la beffa ai loro danni è risultata duplice: dopo essere stati “incastrati” utilizzando le loro stesse banconote false, gli investigatori hanno anche sventato un’altra truffa che i due stavano organizzando, sempre con lo stesso modus operandi, nella provincia di Arezzo. Il 14 gennaio è arrivata la sentenza della Corte con la condanna per truffa nei loro confronti.