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Cronaca

Genova: Matteoli vuole relazione su bagno Prefetto, Coisp “Situazione Paradossale”

prefettura intera

Genova. Bocche cucite e no comment dalla Prefettura, mentre fuori divampano le polemiche sulla vicenda del “bagno da re” del suo principale inquilino, costato secondo indiscrezioni più di 100 mila euro, all’interno di una più ampia restrutturazione di cui l’appartamento di servizio del Prefetto necessitava. Dopo l’ordine di fare luce sulla vicenda da parte del Viminale, con tanto di ispettorato mandato a controllare, da Roma è arrivata una seconda richiesta: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha domandato al provveditore alle opere pubbliche della Lombardia e della Liguria, Francesco Errichiello, una dettagliata relazione sui lavori di ristrutturazione dell’alloggio del prefetto di Genova. I lavori secondo quanto previsto dovrebbero essere pagati con un capitolo nella disposizione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

“Al momento non mi risultano abusi, ovviamente stiamo facendo tutti gli accertamenti e se emergerà qualcosa ci rivolgeremo alla Corte dei Conti – ha detto il professore Errichiello – Sono stato in quel palazzo una sola volta e prima dell’inizio dei lavori. Credo che tutto sia avvenuto nella norma e devo avere il tempo di fare i miei accertamenti: ricordiamoci comunque che si tratta di un palazzo storico, destinato anche a residenza di rappresentanza, quindi gli interventi dovevano essere consoni al resto dell’edificio”.

“I lavori di ristrutturazione nell’appartamento del prefetto non sono costati 105mila euro – ha precisato poi Alessandro Pentinalli, dirigente del Provveditorato alle opere pubbliche della Liguria – ma cira 94mila, e a questo c’é da aggiungerci un ribasso d’asta del 7,5%. Inoltre la cifra non copre solo il bagno, ma anche la rimozione di una pensilina e lavori di manutenzione ordinaria per altri locali.Non rinnego niente e mi prendo la responsabilità: il progettista fa delle scelte, queste vengono avvallate all’interno degli uffici secondo la procedura prevista. E così è avvenuto in questo caso. Quello che si può discutere è la scelta fatta dei materiali. Potevamo sceglierne di livello basso, ma non mi sembrava opportuno. Il prefetto Antonio Musolino – aggiunge – però non ha seguito i lavori. Da lui era partita la richiesta, perché non riteneva idoneo lo stato del bagno e noi, da tecnici, l’abbiamo avvallata. Abbiamo ritenuto che i locali fossero tali da giustificare un intervento di alto livello”.
Ma il giudizio più insidioso arriva dal sindacato indipendente di polizia provinciale: “Le strutture della Polizia di Stato cadono a pezzi e per ammodernare i bagni della locale Prefettura spendiamo soldi pubblici per oltre 100mila euro – afferma in una nota Matteo Bianchi, il segretario generale provinciale del Coisp – A noi una situazione simile sembra a dir poco paradossale. Paradossale, soprattutto in un momento storico così negativo per tutta l’economia mondiale, con i continui tagli che questo imbarazzante Governo continua ad effettuare – prosegue Bianchi – rivolti in maniera particolare all’apparato sicurezza nella sua totalità. Al momento non sappiamo con precisione chi abbia commissionato una spesa così folle per ristrutturare il bagno di Sua Eccellenza il Prefetto di Genova, infatti a quanto ci risulta è stata inviata una Commissione da parte del Superiore Ministero dell’Interno col compito di accertare i fatti – sottolinea l’esponente sindacale – Invito tuttavia con affetto il dott. Francesco Musolino a fare una visita presso i locali della Polizia di Stato di Genova, dopo la quale, a mio avviso, si accorgerà che quei soldi avrebbero potuto, oltre ad ammodernare la toilette della Prefettura con costi minori, servire magari per togliere l’amianto dalla Caserma Ilardi di Genova Sturla, oppure per portare a norma i vari uffici della Questura, che a causa delle inadeguate risorse economiche stipulate ogni anno, risultano obsolete ed in alcuni casi del tutto inefficienti.

Speriamo che la commissione ministeriale faccia chiarezza su questa ‘macabra’ vicenda – conclude Bianchi – non escludendo se vi fosse la necessità e qualora se ne ravvisassero gli estremi, un ufficiale coinvolgimento della Corte dei Conti per gli adempimenti previsti, auspicando che le risorse future non siano buttate nel water”