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Fantapolitica: governo appeso al federalismo e imprevedibili scenari locali

Genova. L’interrogatorio della Minetti nel caso Ruby, D’Alema che lancia (o rilancia) dalle pagine di Repubblica l’idea di una “alleanza costituzionale” (questa ci mancava) per salvare l’Italia, Pierferdinando Casini che accoglie questa proposta dal salotto televisivo di Fazio, quelli un po’ più a destra di Casini (Fli) e decisamente più a sinistra di D’Alema (Sel) che non appaiono essere così entusiasti.

Invece. Invece corsi e ricorsi storici, al risveglio di un sempre maledetto lunedì (soprattutto quando la politica non smette di blaterare nemmeno la domenica) la realtà politica nazionale fa capire chi ha il cosiddetto cerino in mano, o meglio, la pistola non ancora fumante capace davvero di sparare il colpo finale al governo Berlusconi: la Lega Nord. Deja vù. Come nel 1996. Lì si consumò quello che poi passò alla storia come ribaltone, la strana allenza tra Lega e l’allora Partito della Sinistra Democratica con D’Alema (sì, sì, ovviamente proprio lui, che già era un veterano, che già allora era una da rottamare per dirla con le parole del sindaco di Firenze), che definì la Lega “una costola della sinistra”. Adesso, in questo caotico circo, dove abbondano le ballerine ma al posto dei nani sembrano comparsi dei pali per la lap dance, la Lega, attraverso le parole del Ministro dell’Interno Roberto Maroni, afferma la sua centralità e la vincola a una questione dirimente e che potrebbe – questa volta davvero – interessare la vita quotidiana di tutti: il federalismo.

Un federalismo che per alcuni, come il sindaco di Genova Marta Vincenzi:”E’ uno specchietto per le allodole”, insomma una parola vaga e una manovra vuota, che non concede autonomia alle realtà locali. Per altri è un mantra, la panacea di tutti i mali, il modo per responsabilizzare chi non è responsabile, e per distribuire più ricchezza a chi la produce.
Insomma, la questione del federalismo è complessa e spinosa, di non univoca e facile interpretazione. Allo stesso tempo, nostalgici di una politica che molti di noi non hanno mai conosciuto (se è davvero esistita), una politica che parli di quotidiano, di lavoro, di ricchezza da distribuire e redistribuire, di proposte di governo, il fatto che Roberto Maroni dica che “Se giovedì il federalismo non passa andiamo tutti a casa”, fa quasi sembrare l’Italia un paese normale. Soprattutto perchè si parla non solo di programmi e di quotidiano, ma di territorio, di locale.

E se il federalismo non dovesse essere approvato e se davvero la Lega Nord facesse cadere il governo per andare a elezioni anticipate, questo legame tra nazionale e locale, potrebbe rinsaldarsi in un election day congiunto per il 15 maggio.

In questo scenario la Liguria assume una centralità quantomeno simbolica, un laboratorio non trascurabile in cui in regione l’Udc già governa assieme alla sinistra, in cui Fli ha sì acquisito una sua identità definita, ma che allo stesso tempo potrebbe coinvolgere personalità di spicco e non ancora totalmente schierate (il riferimento è a Musso).

In questo bailamme anche la città di Genova potrebbe riservare sorprese che allo stato dei fatti non potrebbero sembrare così assurde. Fermiamoci e riflettiamo: se qualcuno, nel 1996, vi avesse detto “Potrebbe formarsi un’alleanza che comprende D’Alema, Casini e Fini!”, cosa avremmo pensato? E se adesso, tra il serio e il faceto, si prospettasse una convergenza tra l’attuale sindaco e l’ondivago Musso, sarebbe così fuori dal mondo?