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Clandestinità, caos tribunali per direttiva europea: prevale la linea della scarcerazione

Genova. Dopo il caos scoppiato i giorni scorsi nel Tribunale di Genova, e non solo, sull’applicabilità della normativa europea in materia di immigrazione clandestina, il procuratore capo di Genova facente funzioni, Vincenzo Scolastico, così come dichiarato nei giorni scorsi, ha convocato una riunione con tutti i sostituti e gli aggiunti della procura per tracciare le linee guida di comportamento in attesa della decisione della Cassazione.

“Se non ci sono particolari esigenze cautelari – ha spiegato Scolastico – l’immigrato irregolare potrà essere scarcerato. Aspettiamo comunque la decisione della Cassazione, prevista per metà febbraio, per dettare una linea definitiva. Secondo alcuni magistrati la norma sarebbe già direttamente applicabile, secondo altri invece, è necessario sollevare una questione di legittimità costituzionale. Alla fine – ha concluso il procuratore capo – ha prevalso la linea della scarcerazione, in attesa anche di capire se il reato sussiste ancora oppure no”.

Il casus belli nasce da un conflitto normativo: la direttiva europea numero 115 del 2008, il provvedimento per rendere comune nei Paesi dell’Unione la legislazione in materia di espulsione di immigrati clandestini, non prevede la violazione dell’articolo 14, la cosiddetta legge Bossi-Fini, tra i reati in materia. La difficoltà nasce dal fatto che l’Italia non si è adeguata alla direttiva, nonostante avesso dovuto farlo entro il 24 dicembre scorso, creando non poca confusione nei tribunali di tutta Italia. Spetta quindi ai giudici, di fatto, decidere autonomamente come agire quando sul banco degli imputati siede un immigrato clandestino.

E così è successo la settimana scorsa nelle aule del Tribunale genovese: dapprima il sostituto procuratore Francesco Pinto, presidente della sezione ligure dell’Associazione nazionale dei magistrati, aveva disapplicato la legge Bossi-Fini, proprio in virtù della direttiva europea, ordinando la scarcerazione di un immigrato arrestato per il reato di clandestinità, senza bisogno della decisione del giudice per le indagini preliminari. Secondo il pm, l’accompagnamento coatto alla frontiera, i centri di permanenza e anche la detenzione, renderebbero l’attuale normativa sulle espulsioni incompatibile con la direttiva europea.

Un altro caso, sempre la settimana scorsa: pur convalidando gli arresti, il giudice ha rinviato il processo di sette senegalesi fermati la sera prima, a seguito di un maxi blitz contro l’abusivismo commerciale, al prossimo 15 luglio, perchè non era in grado di valutare, in base alla nuova normativa comunitaria, se le espulsioni a loro carico potessero essere regolari oppure no.