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Caso Ruby, da Pdl no alle perquisizioni uffici Berlusconi: “Fumus persecutionis”

Scontro in giunta per le autorizzazioni, riunita per decidere se dare o meno il via libera alle perquisizioni richieste dalla Procura di Milano nei confronti degli uffici di pertinenza di Silvio Berlusconi in merito alle indagini sul caso Ruby. Il relatore di maggioranza Antonio Leone ha illustrato la sua relazione proponendo di negare le perquisizioni in quanto vi sarebbe evidenza di “fumus persecutionis” nei confronti del presidente del Consiglio alla luce dei suoi rapporti con la Procura di Milano.

“Per me, alla luce del botta e risposta tra la Procura di Milano e Silvio Berlusconi in questi anni, c’è ‘fumus persecutionis’ e per questo ho concluso per denegare l’autorizzazione”, ha spiegato Leone che ha anche precisato di aver lavorato alla relazione senza aver visto la memoria difensiva presentata dagli avvocati del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo. Quanto ai tempi della giunta, per discutere e deliberare sulla proposta da portare in aula, Leone si è detto fiducioso nel fatto che “saranno veloci. E’ nostro interesse chiudere entro la settimana”.

Lettura opposta arriva invece dalle opposizioni che non condividono le conclusioni di Leone. Oltre a Federico Palomba (Idv), anche Marilena Samperi (Pd), Pierluigi Mantini (Udc), Antonino Lo Presti (Fli) hanno manifestato la loro contrarietà alla conclusione del relatore. Per Lo Presti, la relazione è apparsa un tentativo di “confondere le acque”. Inoltre, il deputato futurista e quello centrista Mantini hanno sottolineato che se per un immobile chiaramente di pertinenza del premier, indicato come il n.801, potrebbe essere legittima la richiesta dell’autorizzazione, in quanto c’è la scritta ‘Segreteria politica di Silvio Berlusconi’, per un altro appartamento, indicato come n.802, invece, la tutela rappresentata dalla richiesta di autorizzazione non dovrebbe valere “perché si tratta di immobili nella disponibilità di società riconducibili al premier”.

Intanto i legali di Berlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo hanno presentato oggi alla stessa Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera la loro memoria difensiva sostenendo che la procura di Milano non è competente per il caso Ruby. Secondo gli avvocati, si legge nel testo in possesso dell’Adnkronos, per l’ipotesi di concussione contestata a Silvio Berlusconi dai pm la competenza esclusiva a giudicare spetta al tribunale dei ministri di Milano e non a quello ordinario. A conforto di questa tesi, Ghedini e Longo citano come ‘precedente’ il caso della Procura di Trani sulla vicenda delle telefonate intercorse tra il premier e il componente dell’Autorità garante delle comunicazioni Giancarlo Innocenzi. In questo caso, gli atti furono trasmessi alla procura di Roma ”competente territorialmente, perché, a sua volta, li trasmettesse al locale Tribunale dei ministri”.