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Lettere al direttore

Sulle manifestazioni studentesche

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Le manifestazioni studentesche di questi giorni, segnate purtroppo anche dai deprecabili scontri romani del 14 dicembre, ci consegnano un fermento sociale ed un desiderio di cambiamento che da tempo non si vedeva nel nostro Paese. I ragazzi che occupano le scuole, le piazze, i monumenti non sono affatto i “bamboccioni” che le analisi sociologiche degli ultimi anni ci hanno voluto rappresentare.

Vedere sfilare decine di migliaia di studenti mi addolora, perché non dovrebbero essere nelle piazze, ma nelle scuole, negli atenei, nelle aziende per stages formativi; ma la forza e la grinta di queste manifestazioni mi infondono speranza.

Ricordo i miei sogni di ragazza, a distanza di circa 30 anni credo di averli realizzati quasi tutti, ampiamente. Temo che per i miei figli non sarà così. Se saranno bravi, forse studieranno, con grande impegno economico della famiglia, magari l’Erasmus, un Master, e poi?….A 27/28 anni, quali prospettive? Un biglietto di sola andata per l’estero, sperando che abbiano capacità e fortuna.

Spiace vedere che i media hanno dedicato spazio solo alle notizie relative agli scontri e ai tafferugli: il disordine ha egemonizzato le decine di migliaia di giovani che invece erano in piazza per manifestare pacificamente, con fantasia e creatività, per rivendicare i loro diritti, che vengono quotidianamente attaccati e messi in discussione dalle riforme del ministro Gelmini.

E questi ragazzi dovrebbero aver paura dei Daspo e non scendere più in piazza? Ma cosa altro possono ancora perdere?

L’unico mezzo che hanno per cambiare le cose è gridare alla società e alla politica quello che non va e non saranno certo i manganelli a fermarli, ma l’ascolto e il dialogo.

L’Italia per ripartire e tornare ad essere competitiva ha bisogno di riforme vere, sostanziali, non di tagli indiscriminati.

Il Parlamento non è il Consiglio di Amministrazione di un’azienda di proprietà del primo Ministro. Riforme importanti come queste hanno bisogno del maggior consenso possibile da parte di tutti i parlamentari, perché l’istruzione non è né di destra, né di sinistra, ma patrimonio comune di tutti i cittadini e strumento essenziale per il futuro del nostro Paese.

E’ sbagliato e controproducente far degenerare le manifestazioni in violenti scontri di piazza, è giusto manifestare per chiedere attenzione e difendere i propri diritti e le proprie idee.

Spiace constatare che la discussione al Senato sulla riforma universitaria il 21 dicembre sia invece stata un altro triste episodio nella storia della democrazia di questo Paese: votazione al limite della regolarità, seduta sospesa, emendamenti approvati e poi annullati, con procedure quantomeno discutibili…e poi ci si stupisce se i giovani non hanno fiducia nella politica?

La serietà di questi ragazzi, le loro richieste di cambiamento, il loro desiderio di risposte devono trovare nella politica l’interlocutore naturale, per risolvere realmente i problemi in discussione.

Ma che sia una politica propositiva, costruttiva, concreta, non il solito giochino di palazzo, perché questi giovani non possono più aspettare…il futuro li attende. Il Partito Democratico è con loro per costruire giorni migliori per loro, per tutti.

Laura Cevasco
Resp.le Scuola ed Università PD Genova