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“Questa piazza non è un parcheggio”: quando l’arte cittadina si trasforma in garage

Le piazze più antiche delle città italiane oscurate dalla sosta selvaggia delle automobili. Non si tratta, infatti, di immagini sbiadite, ancora oggi monumenti antichi altro non sono che gli spazi che delimitano garage di lusso.

Questi spazi di Torino, Genova, Roma, Padova, Milano, Napoli, Siena, Brescia, Verona, Bologna e Palermo Legambiente li ha fotografati e li ha inseriti in un dossier intitolato “Questa piazza non è un parcheggio”, con l’obiettivo di stimolare i sindaci a immediate ordinanze di pedonalizzazione.

Tra le piazze-garage citate da Legambiente c’è anche Genova, con piazza Colombo: “con i suoi portici – si legge nel dossier – e la sua bella fontana seicentesca al centro, continua invece a servire da grande rotatoria, nonostante un progetto del Comune prevedesse nel 2009 la sua pedonalizzazione”.

Si cita anche la famosa piazza Sant’Ambrogio di Milano, è uno dei luoghi simbolo della città. L’amministrazione comunale ha inserito la piazza nel piano parcheggi del 2000, contro il parere di architetti, storici dell’arte e residenti: il progetto prevede 5 piani interrati per una capienza di 581 posti auto e 70 posti per motociclette. Oltre agli scavi in area a vincolo monumentale, preoccupa la costruzione della rampa di accesso che altererebbe la natura della piazza.

Altro esempio è piazza San Zeno a Verona che ospita la basilica omonima, capolavoro di arte romanica, un monastero che tra il IX e il XII secolo fu il più ricco e potente della città, chiostri, giardini e orti. Oggi è un grande parcheggio.

Il dossier è lungo: “Abbiamo raccolto una serie di casi emblematici di cattiva gestione degli storici spazi di aggregazione sociale e culturale nonché del patrimonio artistico e turistico italiano. – dichiara Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente – Piazze storiche, veri e propri gioielli, deturpate dal parcheggio selvaggio. La domanda è: se le amministrazioni locali non sono in grado di migliorare la vivibilità urbana restituendo queste poche centinaia di metri quadrati ai cittadini, come si può sperare che quegli stessi amministratori abbiano le capacità di eliminare gli ingorghi e di assicurare una mobilità più spedita e sicura nel proprio territorio?”.