Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Processo Rasero: le contraddizioni della Mathas

Genova. Se la settimana scorsa il processo Rasero era stato caratterizzato dalle “nuove verità” dell’imputato, oggi invece è stato il giorno delle contraddizioni di Katerina Mathas, che dopo essersi avvalsa della facoltà di non rispondere in precedenza, è stata interrogata dai legali di Rasero, accusato di aver ucciso il figlio della donna, nella notte tra il 15 e il 16 marzo scorsi. Molte le ingruenze, secondo i legali: primo fra tutti il racconto che la Mathas fece agli investigatori la sera del 16 marzo, dopo la morte del bimbo, quando disse che al rientro nel residence di Nervi, dopo essere uscita alla ricerca di cocaina, accarezzò il bambino. “Non ho accarezzato mio figlio – ha invece detto oggi durante l’incidente probatorio – quando sono tornata a casa. Non mi sono sdraiata accanto a lui. Io ero sotto choc, avevo perso mio figlio e posso avere confuso dei momenti. Magari ho riferito cose che erano successe prima. Solo a mente lucida ho rimesso le immagini al loro posto”.

I difensori di Rasero hanno puntato tutto su queste incongruenze, incalzando la donna con una domanda dopo l’altra: dai messaggi all’amico Bruno Indovino, alla luce accesa o spenta nell’appartamento, all’illuminazione della televisione. Le bugie della donna secondo i difensori di Rasero sono molte. La Mathas ha sempre risposto con un leit motiv: “Ho confuso le immagini. Mi sarò riferita a cose fatte e viste prima e che solo a mente lucida ho rimesso al loro posto”

E dopo l’incidente probatorio, sono sfilati in aula gli ultimi testimoni: “Era innamorato dei suoi bambini. Era un papà felice, orgoglioso e innamorato della sua famiglia. E del suo lavoro, della sua nuova attività per la quale lo abbiamo aiutato economicamente. Che facesse uso di droga ce lo ha detto la sua compagna, Carolina, e lo abbiamo rimproverato e sgridato, dicendogli di non farlo. Ma lui continuava a dirci che lo faceva solo una volta ogni tanto” . Questo il ritratto delle parenti di Giovanni Antonio Rasero, chiamate a testimoniare oggi: prima le zie, Pietrina e Salvatorica Cossu, e poi la madre dell’imputato, Pierina Cossu. Ma è la testimonianza successiva, quella di Simona Pedemonte, infermiera del pronto soccorso Gaslini dove il piccolo fu portato, che ha riportato l’attenzione su un punto cruciale, ovvero se e chi avesse consapevolezza dello stato di Alessandro.

“Sono stata con la Mathas per quasi 40 minuti. Lei continuava a chiedere ‘Come sta il mio bambino? Si salvera’? E’ morto?’. Io ero con lei e ho cercato di distrarla, di farle parlare di altro. Poi ha detto una frase che mi ha lasciata perplessa. Mi ha detto: ‘se gli ha fatto qualcosa lo ammazzo’. Le ho chiesto spiegazioni e lei mi ha detto che si era allontanata da casa e che aveva lasciato suo figlio con il suo compagno e che 15 giorni prima era successa una cosa simile. E che da quel momento il bambino ogni volta che lo vedeva si agitava e piangeva. Quando le abbiamo detto che il bimbo era morto, lei ha urlato e pianto. Poi le hanno detto che le avrebbero fatto vedere il figlio ma che si dovevano fare indagini per capire cosa fosse successo”. Anche la caposala del pronto soccorso dell’ospedale pediatrico, Laura Gambino ha confermato che il bimbo era già morto quando arrivò al Gaslini. L’udienza è stata rinviata al 13 dicembre.