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Processo Delfino: parla Gennaro Alfano, autore della telefonata anonima al 112

Genova. Continua la sfilata di testimoni nel tribunale di Genova per il processo di Luca Delfino, l’uomo accusato dell’omicidio della sua ex Luciana Biggi, uccisa nel 2006. “Vidi Luca che, uno o due giorni prima dell’omicidio, si tolse la cintura dei pantaloni e prese a cinghiate Luciana in piazza Pallavicini a Rivarolo e lei gridava”. Lo ha detto stamani il testimone Gennaro Alfano al processo in corte d’assise.

Alfano, rintracciato dopo quattro anni dal delitto, il 30 aprile 2006 fece una telefonata anonima al 112 asserendo che era stato Delfino ad uccidere la Biggi e che li aveva visti litigare. La registrazione della telefonata era stata fatta sentire in aula durante una delle udienze del processo. Oggi Alfano ha riferito che in quella circostanza lui intervenne, ma che poi arrivarono i carabinieri e tutto finì lì.

“Feci la telefonata anonima quando seppi dell’omicidio – ha spiegato – collegandolo con la sera delle cinghiate. Poi vi fu un altro episodio avvenuto sul ponte di Cornigliano quando li vidi di nuovo. Lei aveva la camicetta aperta e Delfino mi disse che se l’avessi guardata ancora mi avrebbe accoltellato. Ma non vidi il coltello”.

“Feci la telefonata ai carabinieri solo per metterli sull’avviso – ha aggiunto ancora – ho voluto indicare un sospetto ma io non vidi nulla”. Alfano ha anche riferito di averli incontrati di sfuggita la sera dell’omicidio nel centro storico e vidi che stavano litigando e lui spingeva la Biggi.

Questa mattina è anche stata sentita la sorella gemella di Luciana, Bruna Biggi, che ha parlato dell’invadenza di Delfino dopo che, il 6 gennaio 2006 l’aveva conosciuto. “Da quel momento – ha detto – non si è più tolto di casa e mia sorella, dopo un certo periodo, mi è apparsa stanca e sfiancata perché non riusciva a disfarsene. Eravamo gemelle – ha affermato – e quando appresi di una ragazza morta ebbi un brutto presentimento. Poi la riconobbi da un tatuaggio”.