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Pontedecimo: si è impiccato il compagno di cella dell’ex maresciallo uxoricida

Pontedecimo. Un detenuto si è tolto la vita nel carcere di Genova Pontedecimo, impiccandosi con un lenzuolo alle grate della finestra del bagno. Lo ha rivelato questa mattina i sindacato di polizia Sappe e Uilpa.

“Ieri sera alle 20 nel carcere di Genova Pontedecimo un detenuto italiano di 24 anni, che aveva già tentato il suicidio la scorsa settimana ed era in cella con un maresciallo dei Carabinieri uxoricida, che ha sua volta ha tentato di togliersi la vita l’altro giorno, si è impiccato con un lenzuolo alle grate della finestra del bagno – spiegano Donato Capece e Roberto Martinelli – E’ l’ennesimo fatto drammatico che testimonia ancora una volta l’urgente necessità di intervenire immediatamente sull’ organizzazione e la gestione delle carceri, dove il numero esorbitante dei detenuti ricade pericolosamente sulle condizioni lavorative dei Baschi Azzurri del Corpo di Polizia Penitenziaria ed impedisce di svolgere servizio nel migliore dei modi”.
Dopo la distribuzione delle terapia – racconta SARNO – somministrata dall’infermiere di turno il Bruzzone ha notato che il proprio compagno di cella non usciva dal bagno, trovandolo in fin di vita. A nulla è valso l’immediato soccorso del personale paramedico e di sorveglianza presente sul posto.

“Proprio alcune ora fa avevamo lanciato l’allarme circa la difficile situazione di Genova Pontedecimo. I segnali di una deriva violenta c’erano, e ci sono, tutti. La grave e deficitaria situazione organica della polizia penitenziaria non può che aggravare i fattori di rischio. Per l’ennesima volta – sottolinea Eugenio Sarno, segretario generale della UIL PA Penitenziari – lanciamo l’ennesimo appello alla responsabilità perché chi detiene le responsabilità amministrative del DAP convochi un tavolo di confronto perché si possano esaminare le proposte, più volte formulate, di un piano di rientro di quelle unità di polizia penitenziaria impiegate nei palazzi del potere romano che rappresentano uno schiaffo alla povertà operativa delle periferie. Solo a Pontedecimo sono circa una trentina le unità distaccate in altre sedi e per altri servizi. Forse sarebbe più utile avere qualche autista o preposto alle anticamere in meno e qualche agente in più nelle sezioni detentive. Speriamo che questa nostra sollecitazione sia raccolta e sostenuta anche da quei sindacati che non perdono occasione per lanciare gli allarmi, ma sono complici della transumanza verso le comode poltrone dei palazzi del potere. Il Ministro Alfano ed il capo del DAP Ionta diano un segnale tangibile di presenza, operatività e disponibilità. La situazione è talmente seria e compromessa che non ci si può affidare alle sole favolette delle assunzioni e del piano carceri raccontate alternatamente ad uso e consumo . Servono, invece, soluzioni. Rispetto alla tragedia sociale, umanitaria, sanitaria e di ordine pubblico che è la ‘questione penitenziaria’ l’intero Parlamento dovrebbe farsi carico di una discussione unitaria perché si trovino quelle soluzioni necessarie. Soluzioni vere, non fittizie. Uomini, donne, mezzi e risorse. Di ciò la comunità penitenziaria ha bisogno, non delle chiacchiere”.