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Genova, negati domiciliari in parrocchia a tunisino, la difesa: “Anche il Papa ha pregato in una moschea”

Genova. La questione religiosa entra nelle aule del tribunale. La vicenda vede coinvolto Ben Reguiga Salah, un tunisino residente in Francia accusato di omicidio colposo conseguente ad altro delitto e di aver agevolato l’immigrazione clandestina dopo che, nel luglio scorso, aveva trovato nel bagagliaio della sua auto il cadavere di un connazionale. Il suo avvocato difensore aveva chiesto per lui gli arresti domiciliari in parrocchia. Tre giorni fa, però, il gip Massimo Cusatti aveva espresso parere negativo perchè “non si comprende se sia confacente alla fede religiosa, ad ogni sconosciuta, del tunisino” aggiungendo che “questo tipo di dimora coatta diversa dal carcere sarebbe in contrasto con i principi costituzionali italiani”.

Oggi la difesa, rappresentata dall’avvocato G.B. Gramatica, si è appellata al tribunale del Riesame di Genova perchè secondo il legale “la permanenza dell’imputato in parrocchia non sarà dannosa per lui, né violerà la sua fede religiosa ma lo farà diventare più umano e più buono”. Inoltre ha spiegato l’avvvocato difensore: “Secondo il gip gli arresti domiciliari dovrebbero essere riservati solo a chi ha parenti in Italia con cui convivere e, per il mio assistito sarebbe impossibile disporre i domiciliari in Francia. Il parroco – ha aggiunto – interpretando alla lettera il principio della carità cristiana, apre le porte a tutti coloro che hanno bisogno di solidarietà e affetto. Offre cibo, un letto, lavoro e, ahimé, anche preghiere. Ricordiamo – ha concluso poi il legale – che il Sommo Pontefice si é recato a pregare anche in una sinagoga e in una moschea. E come li consideriamo i missionari che vanno nel cuore dell’Africa, nel Rio delle Amazzoni, nella Cina buddista, nell’Asia musulmana? Essi sono contro la libertà religiosa?”