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Natale, cresce l’export di prodotti italiani: il made in Liguria è una voce marginale

Liguria. Lo shopping natalizio imperversa tra le strade nonostante la crisi, ma cosa metteranno sotto l’albero di Natale i cittadini europei? Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato, incrociati con quelli della recente indagine dell’Eurobarometro della Commissione Europea2, saranno soprattutto prodotti di provenienza certa.

Ben 129 milioni di consumatori europei, pari al 31,7% del totale, ritengono decisivo il controllo dell’origine del prodotto nella scelta di acquisto. La quota sale addirittura al 43% se si parla di prodotti alimentari. I più attenti nell’acquisto di cosa mettere in tavola sono gli svedesi (69%), seguiti dai finlandesi (64%), i greci (62%) e i francesi (55%). Gli italiani sono il 49%. Per quanto riguarda i prodotti di abbigliamento la percentuale di chi fa attenzione alla provenienza è del 28%.

“Confartigianato è da sempre impegnato nella difesa e nella promozione del made in Italy, anche come garanzia per i consumatori – dice Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – per questo da qualche mese stiamo sollecitando affinché siano emanati i decreti attuativi alla legge Reguzzoni-Versace che istituisce il marchio di riconoscimento dei prodotti tessili italiani”.

I prodotti made in Italy più richiesti nel mondo le macchine e le apparecchiature (20% dell’export italiano), i prodotti tessili, capi di abbigliamento e pelli (12%), metalli lavorati (11,7%), mezzi di trasporto (10,7%), alimentari e bevande (7,3%). Nel primo semestre 2010, dalle rilevazioni dell’Osservatorio congiunturale dell’artigianato in Liguria, l’export è cresciuto, rispetto allo stesso periodo del 2009, del 2,1% a Genova, dell’1% alla Spezia, mentre è calato, lievemente, a Savona (-1%) e a Imperia (-0,1%).

Ma quanto pesa, sulla bilancia dell’export, il made in Liguria o più in generale il made in Italy? Ben poco: a partire dai porti liguri non sono in maggioranza le merci e il manifatturiero prodotto sul territorio. A fare eccezione è La Spezia. Esaminando il peso del made in Italy in rapporto al pil nazionale, infatti, è l’unica provincia ligure che compare nella classifica delle prime 20 città italiane redatta da Confartigianato. La Spezia si piazza al 14° posto con un 15%.

Escludendo il caso virtuoso della Spezia, le esportazioni del made in Italy della Liguria non raggiungono quelle della regione manifatturiera per eccellenza, la Lombardia, neppure se sommate a quelle di altre 15 regioni. Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Marche, Sicilia, Puglia, Abruzzo, Sardegna, Umbria, Bolzano, Trento, Basilicata, Valle d’Aosta, Molise, Calabria e, appunto, Liguria tutte assieme arrivano al 26,6% del totale del made in Italy esportato contro il 27,9% della Lombardia e il 13,5% del Veneto. In particolare, nella seconda metà del 2010 (rilevamento Ufficio studi Confartigianato), la quota della Liguria sull’export del made in Italy è stata dell’1,9%. A incidere sul basso peso delle esportazioni made in Liguria è il valore del manifatturiero ligure che nel primo semestre 2010 ha registrato un -2.2% nel settore artigiano e dell’1,5% nel totale del comparto.