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Genova: “Va là che vai bene”, documenti sull’emigrazione da Masone verso l’America

Genova. Il paese di Masone e la Valle Stura hanno dato un significativo contributo all’emigrazione, in particolare verso l’America del sud. Di qeusto tratta il libro di Pasquale Aurelio Pastorino “Va là che vai bene – L’emigrazione da Masone e dalla Valle Stura verso l’America tra Ottocento e Novecento”, edito dalla casa editrice genovese Redazione, che verrà presentato lunedì 13 dicembre alle ore 17 nella sala incontri del palazzo della Regione Liguria.

Saranno presenti, oltre all’autore, Paolo Ottonello, sindaco di Masone; Enrico Vesco, assessore regionale alle Politiche dell’immigrazione e dell’emigrazione.

Lo spostamento di contadini e operai nel nuovo continente nella zona di Masone è diventato fenomeno di massa a partire dagli anni quaranta dell’Ottocento, proseguendo fino alla metà del Novecento. Molti di questi emigranti sono riusciti a realizzarsi, cogliendo le opportunità di inserimento lavorativo offerte da Paesi in sviluppo e integrandosi pienamente nella società americana, per diventarne, spesso, protagonisti nel campo economico, sociale, culturale.

Nella prima parte del libro vengono analizzate le dinamiche migratorie e i movimenti demografici del paese negli ultimi due secoli: grazie a un’analisi della situazione politico-economica della Valle Stura dagli inizi dell’Ottocento, si chiariscono le cause che, in determinati periodi, hanno spinto un gran numero di famiglie a emigrare.

Vengono inoltre analizzate le condizioni socio-politiche nel Sud America che hanno motivato la scelta di alcune nazioni anziché altre da parte degli abitanti dell’entroterra genovese, chiarendo così le ragioni che hanno portato la maggior parte degli emigranti dalla Valle Stura a trasferirsi in Argentina.

La seconda parte del volume ricostruisce in modo dettagliato storie e biografie di masonesi che hanno provato a migliorare la propria vita mutando residenza, lingua, occupazione. Da queste biografie, ricostruite grazie a documenti, fotografie e a testimonianze inediti, emergono vicende commoventi, drammatiche, a volte esaltanti.

Un saggio che è contemporaneamente storia e testimonianza, resoconto dell’amore per una terra aspra da parte di tantissimi che, nella loro “nuova” lingua, mantengono tracce di un dialetto che molti giovani genovesi non riconoscono più.