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Genova smart city del 3°millenio: nuovo Puc all’insegna dello sviluppo sostenibile

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Genova. Il nuovo Puc è pronto: stamani Urban Lab lo ha consegnato nelle mani del primo cittadino, Marta Vincenzi. Dopodichè entro Natale sarà adottato dalla giunta, per poi essere restituito agli interlocutori che avevano fatto osservazioni fino a quando, a marzo andrà in consiglio comunale. Se quello degli anni Ottanta si fondava “su una visione di crescita quantitativa, secondo gli schemi di una città industriale”, e quello del Duemila si è preoccupato soprattutto di “riordinare, senza tuttavia avere grandi ambizioni di cambiamento”, quello elaborato da Urban Lab ha “una visione innovativa e di rilancio, che pone alla sua base lo sviluppo sostenibile, una ‘smart city’ del Terzo millennio, una città portuale intelligente che si collega col mondo, punta sullo sviluppo sostenibile, non spreca il suo suolo, ed è in continua evoluzione”.

Le linee guida della Genova futura passeranno infatti per il rilancio delle zone agricole, espansioni in verticale senza occupare nuovo suolo, sviluppo sostenibile, un dialogo con l’Autorità portuale per una co-pianificazione, e un’inversione di tendenza rispetto alla zonalizzazione delle attività produttive. “Per il porto si chiede un maggior rispetto degli elementi ambientali, con l’attenuazioni delle funzioni prortuali nel ponente, in particolare a Voltri- ha spiegato l’architetto Pier Paolo Tomiolo direttore di Urban Lab – Vengono confermate le aree delle Riparazioni navali a levante (dal Porto antico alla Fiera del mare), con la possibilità di realizzare qui il Sesto Bacino di carenaggio, magari in due fasi, prima per l’inserimento e poi per la stabilizzazione. Inoltre si prevede lo sviluppo del bacino portuale a Sampierdarena, ma con opere marittime che prevedano una maggior efficienza tecnologica e circoscritte tra la foce del Polcevera e la Lanterna”. Il nuovo Puc punta al “rilancio delle funzioni del territorio agricolo, attraverso una serie di opportunità per le aziende che desiderano insediarsi a Genova, dove insistono già 4.600 imprese agricole. Si tratta di un cambio di rotta notevole – ha evidenziato Tomiolo – dato che nei precedenti piani queste aree erano sempre state considerate territori residuali. Così diventano invece una risorsa per creare posti di lavoro”.

Quanto alla ricostruzione dell’esiste: “Nei casi in cui intervengano operazioni complesse di riqualificazione urbanistica si può raggiungere il 50% di incremento del costruibile per compensare i costi degli interventi. Inoltre si cercherà di favorire il mix tra insediamenti produttivi non inquinanti e abitato”.