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Genova, convegno “Sviluppo, qualità, innovazione”

Genova. Si è svolto questa mattina a Genova il convegno organizzato dalla Camera del Lavoro sullo sviluppo economico e sociale della città, con particolare riferimento ai temi del lavoro. Già nella primavera scorsa, in piena crisi, la Cgil aveva lanciato la proposta di utilizzare questo momento particolarmente difficile per la vita economica e sociale del nostro paese per cambiare profondamente l’attuale modello di sviluppo anche attraverso un patto di corresponsabilità tra Istituzioni, sistema creditizio, sindacati, imprese e università al fine di indirizzare nuovi investimenti per consolidare e rilanciare le attività del territorio.

Secondo Ivano Bosco della Segreteria della Camera del Lavoro “Non solo tutto ciò non è avvenuto, ma le discussioni ed i messaggi che ogni istituzione od associazione preferisce lanciare a mezzo stampa, lasciano intravedere una netta contrapposizione tra le parti – spiega – Intanto la crisi continua con migliaia di lavoratori espulsi dal ciclo produttivo”.

“Peraltro – prosegue Bosco – a livello locale non credo vi sia la necessità di chissà quali invenzioni: siamo conosciuti nel mondo per la nostra vocazione portuale, ma oggi la vocazione non basta: occorre invece una vera e propria economia portuale caratterizzata da infrastrutture di collegamento, da un sistema di attività indotte e qualificanti che riguardano l’autotrasporto, le case di spedizione, le agenzie marittime e di brokeraggio, una rete bancaria e assicurativa in grado di sostenere ed incentivare le imprese (questo non solo in ambito portuale ) un armamento all’altezza della situazione sia dal punto di vista commerciale, sia per tutto ciò che viene definito come servizio tecnico-nautico, un collegamento radicato e incentivante da e per il campo formativo, universitario e di ricerca; insomma occorrono tutte quelle condizioni che possano far sì che un porto diventi un elemento propulsore per la crescita del territorio circostante”.

Per Bosco oggi non si può più aspettare “Oltre ai noti progetti di completamento delle banchine si devono usare gli spazi al di là dell’Appennino con il progetto del retro porto, in particolare lavorando su Rivalta e il Parco ferroviario di Alessandria. La realizzazione ed il collegamento di queste due strutture assume un carattere di priorità per liberare spazi dalle banchine, servire più velocemente il mercato del Nord Italia dissuadendolo dal rivolgersi ai porti del Nord Europa. Nuove prospettive di traffico e quindi di lavoro si possono generare dalla realizzazione, a Voltri, di quello che viene definito porto del Nord-Africa”.

Sul tema delle infrastrutture Bosco si sofferma anche su esempi decennali di discussione come Gronda e Terzo Valico: “Le scelte sono sottoposte a dibattiti, assemblee, ripensamenti, valutazioni di convenienza pre-elettorale che hanno come unico risultato quello di lasciare tutto inalterato creando un sollievo per pochi ed un danno per la collettività e questo non è certo sintomo di una politica con la P maiuscola”. Infine, parlando di Porto, Bosco ha chiesto l’intervento diretto dell’Autorità Portuale sulle Riparazioni Naval.