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Bilancio di Garrone sul sito della Samp: Cassano, lo stadio, il campionato e altro ancora

Genova. Il presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone, confida i suoi pensieri e traccia un bilancio del 2010 in una lunga intervista esclusiva al sito ufficiale della squadra (www.sampdoria.it). Fra i principali argomenti, spiccano le vicende di Cassano e Gasparin, lo stadio, il campionato e molto altro ancora. “La Sampdoria non è un impegno da poco e come famiglia abbiamo sempre dimostrato di saperci prendere impegni e responsabilità – ha esordito il presidente – Nessuno di noi ha mai pensato di guidare la società con sufficienza o pressapochismo. La Samp non è un peso. Ogni scelta e ogni decisione viene ponderata con un solo obbiettivo, quello di fare il bene di questa società. Anche le ultime e pur dolorose scelte e prese di posizione sono state tutte improntate con un unico finale obbiettivo: rendere migliore la Sampdoria”.

Garrone si riferisce alle vicende di Cassano e Gasparin. “So che entrambe queste vicende hanno lasciato perplessi i nostri tifosi ed è giusto che esprima il mio pensiero in merito. Il primo ad essere dispiaciuto per ciò che è avvenuto con Cassano sono proprio io, per quello che Antonio ha rappresentato per noi in questi tre anni e mezzo. Abbiamo investito molto su di lui, e non parlo dal punto di vista economico, ma da quello umano. Lo abbiamo rilanciato, lo abbiamo coccolato, lo abbiamo fatto sentire parte integrante della famiglia blucerchiata. Come calciatore credo che nessuno al mondo possa metterne in dubbio le capacità tecniche ma nella gestione di una società e soprattutto di una squadra ci sono altri aspetti che non possono essere sottovalutati. L’ho sempre definito una primadonna e come tale doveva essere trattato, compreso anche chiudere ogni tanto un occhio di fronte ad alcune sue ‘uscite di pista’. Lo abbiamo fatto perché credevamo in lui, perché sapevamo l’importanza che Antonio rivestiva sul campo e anche ciò che rappresentava per la tifoseria”.

“Ci sono però delle regole da rispettare, dei limiti che non possono essere valicati – continua Garrone – La gente ha negli occhi i 90 minuti della domenica, le sue splendide magie sul campo ma a volte ci si dimentica che una squadra è composta da 35 persone e va gestita sette giorni la settimana secondo equilibri molto labili. Se questi equilibri si rompono e rischiano di compromettere la serenità di un gruppo non si può far finta di nulla. A tutti noi manca e mancherà Antonio per quanto ci ha saputo regalare sul campo ma io ho il dovere di preservare la serenità e l’integrità dell’intero mondo Sampdoria. Mi si accusa di aver pagato per far andar via Antonio? Proprio perché la dignità non ha prezzo ho deciso di contribuire a quei 5 milioni da versare al Real Madrid. Il calciomercato ha anche un valore sociale, deve educare ed insegnare, soprattutto ai bambini e ai giovani, e di fronte a quanto accaduto in quel pomeriggio del 26 ottobre serviva dare un segnale forte”.

Altra vicenda spinosa è quella di Gasparin. “Quando si arriva a prender certe decisioni non si pensi che uno si alza al mattino e decida di cambiare così tanto per il gusto di farlo. Gestisco aziende da più di quarant’anni e ogni mia scelta è sempre stata ponderata e valutata. Anche in questo caso si è arrivati alla separazione dopo un lungo periodo nel quale ho cercato di far capire a Gasparin come volevamo venisse gestita la Sampdoria – spiega – Abbiamo un forte senso del rispetto delle deleghe, ad ognuno il proprio compito e di conseguenza le proprie responsabilità. Il direttore generale ha il compito di coordinare tutte le varie figure che operano all’interno della società ma non può sostituirsi ad esse. Abbiamo provato a farglielo capire ma lui aveva una visione diversa. Noi crediamo che una società debba essere gestita così e abbiamo deciso di cambiare. All’interno della Sampdoria esistono già diverse figure di altissimo livello professionale che intendiamo far crescere ognuno nel proprio settore. Poi ci sarà il sottoscritto che coordinerà il tutto insieme al Cda e al comitato strategico. Ogni decisione vitale per la Sampdoria verrà condivisa da tutti, perché la Sampdoria non è mia, ma un patrimonio di tutti”.

Un’altra battaglia che testimonia l’impegno della famiglia Garrone è quella legata alla costruzione del nuovo stadio. “Ci siamo trovati spesso a dover ripetere come il tutto sia inevitabilmente legato ai tempi della politica. La legge sugli stadi in corso di approvazione da questo punto di vista rappresenta e rappresenterà un punto cardine, di svolta anche per quel che ci riguarda. Confermo. L’area giusta alle spalle del “Colombo” è e rimane la nostra prima scelta. Logico che nel caso in cui l’empasse genovese continuasse a lungo magari potremmo essere costretti a rivolgerci altrove, magari fuori provincia”.Lo stadio non deve rappresentare né uno spauracchio né tantomeno un’idea fine a sé stessa. Lo stadio di proprietà rappresenta la salvezza di questa società. Se ancora si intende immaginare una Sampdoria competitiva ad altissimi livelli quella rimane l’unica via. Quanto costruito da questo gruppo di lavoro nelle ultime stagioni rappresenta davvero una sorta di miracolo sportivo difficilmente replicabile nelle attuali condizioni”.

E sull’inizio di questa stagione calcistica, il presidente ha dichiarato: “Per quel che riguarda la Serie A mi sembra questo un campionato atipico, quantomeno indecifrabile. Nemmeno le big hanno finora innestato la quarta. Il nostro cammino fino a questo momento ha seguito un suo percorso abbastanza regolare senza picchi, ma senza nemmeno evidenti momenti di difficoltà. Ci troviamo in una posizione di classifica interessante, giusto a ridosso delle prime posizioni. E l’obbiettivo è quello di restare attaccati al treno che conta fino alla fine”.

Alla domanda: “Quanto le è ha fatto male uscire dai gironi di Europa League?”, Garrone ha risposto: “Dispiace proprio perché i sampdoriani hanno da sempre una passione malcelata per le competizioni continentali. E il fascino delle Coppe è realmente unico a suo modo. Dispiace, ma al contempo sono convinto che solo l’esperienza in questo genere di gare possa permettere ad un gruppo come il nostro di crescere in termini di competitività a livello internazionale”.

La lunga intervista del presidente si è conclusa con un messagio per tutto l’ambiente Sampdoriano, dai giocatori allo staff, fino ai tifosi e al club: “Doverosi in primis sono gli auguri. A tutti, indistintamente. Per il resto non ho messaggi particolari da lasciare a nessuno. Il percorso di questi nove anni e passa testimonia l’attaccamento mio e della mia famiglia a questo club. La Sampdoria rappresenta un pezzo importantissimo del nostro impegno e del nostro quotidiano. I tifosi blucerchiati non hanno bisogno certo di lezioni o tantomeno di chiamate alle armi. Spero solo comprendano appieno che ogni mia decisione ed ogni mia battaglia nasce e si sviluppa nella ricerca del bene della squadra e della società che tutti quanti noi amiamo. A loro chiedo solo coerenza, non cieco supporto. Nella speranza di continuare a vedere un Doria in crescita e sempre più inserito nell’élite del calcio italiano ed internazionale”.