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Welfare, Malagola (Pdl): “La società civile deve dare i servizi, lo Stato deve controllare”

Genova. “Il problema dei servizi sociali non è tanto quello dei fondi ma quello di integrare l’assistenza sociale all’assistenza sanitaria”. Questa la ricetta del direttore del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Lorenzo Malagola, ospite questa mattina al convegno sul welfare, organizzato a Genova dall’assessore regionale Lorena Rambaudi con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome al Museo Galata di Genova. “Il comparto non deve pensare ai fondi tagliati ma andare ad aggredire i 108 miliardi del fondo sanitario, che spesso vengono spesi male come dimostra ilcommissariamento di diverse Regioni – ha detto Malagola – capisco le obiezioni sui fondi, ma di fronte al federalismo fiscale e alla crisi economica dobbiamo intervenire sugli sprechi e sulle inefficienze nella gestione dei fondi per i servizi sociali e soprattutto ripensare la governance.

E’ giusto fare quadrato – ha detto Malagola – e unire le forze ma negli ultimi dieci anni il mondo è cambiato e dobbiamo fare una riflessione sul welfare. Il governo usa come bussola il libro bianco sui servizi sociali ma, ricordo non si oppose alla 328 di cui condivide le linee di principio. La finanza pubblica ci chiede rigore perché dopo le crisi di Grecia e Irlanda non sappiamo chi possa essere il prossimo e noi non ci possiamo dire immuni”. Per Malagola, quindi, lo stato “deve avere il ruolo di indirizzo e di controllo mentre la società civile deve dare i servizi. Lo stato deve lottare contro gli sprechi e le inefficienze senza mettersi in contrapposizione con la società civile. Sulla spesa sociale siamo indietro perché non c’é certezza su come viene gestita e sui risultati che da – ha concluso Malagola – Per sua natura è polverizzata e dobbiamo perciò capire bene la sua natura, per evitare che come spesso avviene alla voce fondi sociali vadano a finire cose diverse”. La campagna “Aiuta chi aiuta”, ha spiegato Malagola “ha l’obiettivo di valorizzare la grande ricchezza dei servizi sociali italiani e far crescere la cultura del dono”.