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Lettere al direttore

Vita da pendolare, la denuncia di un utente della Savona – Genova

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Gentili Signori, la misura è colma: i pendolari di Ponente non possono andare avanti in questo modo a viaggiare. Ogni giorno è un’avventura piena di imprevisti arrivare da Savona a Genova. Sono banalmente soli 50 Km, una distanza che in qualsiasi paese civile viene coperta in meno di 50 minuti, il tempo minimo per i treni regionali su questa linea. Tutti i giorni i treni accumulano ritardi su ritardi, per esempio il treno proveniente da Ventimiglia per Genova Brignole che transita a Savona alle 7:26 arriva in media una sola volta in orario alla settimana. Siamo stufi di sentire discorsi populistici che dicono no al trasporto privato, non garantendo però un servizio degno di questo nome con il trasporto pubblico. Chi dice no è qualcuno che non fruisce del treno tutti i giorni, chi non conosce il degrado delle stazioni, la sporcizia costante delle carrozze e chi non sa cosa vuol dire aspettare sotto una pensilina al freddo un treno che forse non arriverà neppure. Forse è proprio perché i nostri politici non usano i treni per andare al lavoro, ma usano l’auto blu, calda, comoda, pulita, gratis e sempre in orario a richiesta. Io sono pendolare per studio dal 1996 e piano piano ho visto con i miei occhi quanto il trasporto pubblico abbia fatto negli anni degli enormi passi indietro! E chi ha cominciato a viaggiare prima di me racconta addirittura che il treno di Limone negli anni 70 percorreva il tratto Savona/Genova in 19 minuti. Era forse meglio quando si stava peggio?

Come se ciò non bastasse nello mese di Aprile del 2008 noi viaggiatori del Ponente abbiamo dovuto subire la soppressione di due treni Intercity senza poter fare nulla. Questa situazione si verifica in quanto Trenitalia non si preoccupa più di soddisfare le esigenze del cittadino, ma si pone in una logica di puro profitto che purtroppo mal si concilia con i bisogni dei pendolari. I servizi al cittadino come il trasporto pubblico dovrebbero in primis venire incontro alle necessità di coloro che si spostano per potere esercitare un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione: lavorare. Noi Liguri già ci sentiamo Italiani di serie B nei confronti di una nazione che non ha mai preso in considerazione i gravi problemi che affliggono il nostro territorio , ma almeno i cittadini del Ponente a non dovrebbero sentirsi Liguri di serie B.

Nel piano di ristrutturazione dei treni Intercity in Liguria solo il Ponente ha visto sopprimere dei treni, mentre i collegamenti genovesi sono rimasti intatti. Per lo meno si poteva ripartire più equamente lo sforzo, ma così non è stato e, nonostante gli appelli dei Sindaci del Ponente, sulla tratta Genova-Ventimiglia nel pomeriggio resta scoperta una fascia di 4 ore. La Regione ha istituito la card annuale che permette di viaggiare sugli Intercity con l’abbonamento regionale dopo la soppressione di Interregionali e Diretti, ma se continuano a sopprimere gli Intercity, mi chiedo con che cosa viaggeremo. Non sto qui a rimarcare l’importanza dei treni durante la stagione turistica e sopratutto in una logica del trasporto legata all’ecologia, ma aggiungo solamente che i treni Regionali non sono valide alternative per i tempi di percorrenza quasi doppi rispetto agli Intercity. Insomma, come si può desumere da queste poche righe, la Riviera di Ponente vive un vero e proprio isolamento in termini di vie di comunicazione. Una fascia pomeridiana scoperta così lunga rende la vita dei lavoratori pendolari ancora più disagiata, in quanto per una qualsiasi urgenza o problema si versa nell’impossibilità di raggiungere in tempi se non brevi, almeno ragionevoli, la propria casa e la propria famiglia. Non penso solo ai Savonesi, ma alle persone di San Remo, Imperia e cittadine limitrofe che vedono le loro possibilità di spostamento ormai fortemente limitate, mutilate oserei dire.

L’assessore regionale ai Trasporti, Enrico Vesco, al tempo disse di avere scritto a Trenitalia per chiedere il ripristino dei treni con orari più adatti all’utenza, ma Trenitalia fece sapere che quei treni “non sono economicamente sostenibili” e aggiunse: “Se non si fanno scelte anche drastiche facciamo la fine di Alitalia”. Oltre a ciò si ipotizzò che i Comuni interessati si tassassero per il ripristino di tali treni. Mi chiedo allora se per le Amministrazioni Comunali questi sforzi siano economicamente sostenibili e se siano sforzi altrettanto sostenibili quelli richiesti ai pendolari.

Aggiungo infine un’ultima nota: sulla linea ferroviaria del ponente è scattata da un paio di anni ormai una interruzione di servizio senza precedenti, cioè dalle ore 20 alle 4:35 del mattino da ponente a levante non viaggia neppure un treno. Il “369” Nizza-Roma delle 22,45, con arrivo a Roma Termini alle 9,50 del giorno successivo, che per anni è stato utilizzato dai lavoratori che volevano evitare l’aereo per andare a Roma in giornata, è stato eliminato. Ovviamente è stato cancellato anche il treno che viaggia in senso di marcia opposto: il 368 da Roma con arrivo a Ventimiglia alle 7,31. Credo di avere detto abbastanza: in una paese civile molto meno sarebbe sufficiente per sollevare una sommossa popolare. Quanto siamo ancora disposti a subire prima di rivendicare in maniera forte i nostri diritti?