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Tagli ai treni e aumento dei prezzi, le controproposte dei pendolari liguri

Genova. Secondo i pendolari liguri, ridurre i tempi di percorrenza attualmente “gonfiati”, potrebbe far spendere molto meno alla Regione e ridurre le conseguenze negative dei tagli operati dal governo. “L’effetto della manovra economica voluta da Tremonti si farà presto sentire anche in Liguria. Viene confermata la previsione di una pesante penalizzazione del trasporto pubblico locale, con consistenti aumenti tariffari e tagli al servizio – spiegano – Ma è proprio vero che non si può far altro che tagliare i treni e aumentare di molto le tariffe?”.

“L’Assessore Vesco, nel corso di un incontro con i Pendolari e i Consumatori, ha illustrato quali saranno le conseguenze nei prossimi mesi: aumento degli abbonamenti del 20% dal primo gennaio, aumento dei biglietti singoli del 30% sempre dal primo gennaio, taglio di alcuni treni a ‘domanda debole’ (invernali, festivi, notturni) – continuano – Vesco ha tracciato un quadro molto sconsolato della situazione, lamentando la scarsa collaboratività da parte di Trenitalia a fare la sua parte di sacrific”.

“L’aumento dei biglietti e degli abbonamenti dovrebbe fruttare, stimano gli uffici, circa 8 milioni di euro di introito, che insieme ai 4 dovuti a ‘efficientamenti’ da parte di Trenitalia (che ne vorrebbe dare solo 2) e all’impiego di circa 800 mila euro dalle penali ridurrebbero (si fa per dire) a 10 milioni il fabbisogno rimanente. Questa sarebbe, così, l’entità dei tagli”.

I pendolari liguri suggeriscono qualche proposta: “Siamo consapevoli che il consistente taglio al trasporto pubblico è frutto di una decisione del governo, una decisione miope perché finanziare la mobilità sostenibile è un investimento da sostenere, non un costo da tagliare. Tuttavia pensiamo che la Regione possa e debba cercare di ridurre al minimo i disagi per i cittadini, e per questo abbiamo cercato di trovare delle soluzioni alternative ai tagli e agli aumenti puri e semplici – spiegano – A Vesco, insieme ad altri comitati ed associazioni, abbiamo proposto un documento molto articolato, con diverse proposte che però non si è ritenuto di accogliere per ‘motivi tecnici'”.

I pendolati, però, ritengono che due richieste, in particolare, siano ad oggi perseguibili nell’immediato, ossia la sostituzione dei treni soppressi con autobus (specie in orario notturno) e la riduzione dei tempi di percorrenza per abbassare i costi del servizio, dal momento che oggi più un treno è lento, più la regione paga.

“Vesco ha riferito di treni con pochissime persone a bordo (30 – 40). Ora, a parte che si potrebbe opinare sul perché vi siano così poche persone a bordo (difficoltà di acquisto dei biglietti la sera e nei festivi, poche coincidenze con altri mezzi pubblici, ecc.) è vero che si potrebbe comunque fornire un servizio molto meno costoso mettendo dei bus sostitutivi, opportunamente segnalati sull’orario ufficiale e facenti le stesse fermate dei treni soppressi – continuano – Attendere due ore di notte, in stazione, non pare essere una prospettiva incoraggiante per coloro che si dovessero trovare a dover prendere un treno in orario ‘a domanda debole’ (ma non inesistente)”.

“Sembra un controsenso, ma è proprio così: più un treno è lento, più la regione paga. Sì, perché il nuovo contratto ‘a catalogo’ contiene questa perversa norma che penalizza due volte gli utenti: la prima perché incoraggia l’allungamento artificiale dei tempi di percorrenza e la seconda perché a pagare di più sono gli utenti, tramite aumenti tariffari. Insomma, come avemmo a dire tempo fa, si paga di più per avere un disservizio – dicono – Ecco perché si impone che la prevista revisione del Contratto di Servizio contempli in primis la riduzione dei tempi di percorrenza dei treni: si avrebbe già un consistente risparmio che forse renderebbe non così necessari tagli e aumenti”.

“Certo, ci immaginiamo già le rimostranze di RFI e di Trenitalia che opporranno ‘motivi tecnici’ come al solito: per questo chiediamo fin d’ora che una quota delle sanzioni di quest’anno (2010) vengano destinate a un audit di un esperto indipendente che accerti la congruità o meno delle tracce imposte da RFI ai treni della Liguria – concludono – Ci saranno delle belle sorprese e chissà che la Regione non scopra di poter richiedere dei consistenti rimborsi”.