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Recco, un no univoco alla chiusura dell’ospedale Sant’Antonio

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Recco. E’ stato votato all’unanimità l’ordine del giorno del consiglio comunale di Recco, che ribadisce il no alla chiusura dell’ospedale Sant’Antonio. All’assemblea consiliare, che si è svolta all’aperto nel piazzale antistante la struttura sanitaria, hanno partecipato tutti i primi cittadini del Golfo Paradiso e una nutrita pattuglia dei rispettivi consigli comunali. Nei prossimi giorni i sindaci dei Comuni di Camogli, Sori, Pieve Ligure, Bogliasco, Avegno ed Uscio convocheranno i consigli per deliberare sullo stesso documento votato oggi a Recco.

Lo scopo è quello di ribadire la forte volontà al mantenimento dello stabilimento ospedaliero del Sant’Antonio di Recco, struttura economicamente in attivo, ad oggi in grado di fornire una adeguata risposta al fabbisogno di servizi sanitari essenziali dei cittadini del Golfo Paradiso e di richiedere alla Regione Liguria, nella malaugurata ipotesi si concretizzasse la volontà di chiudere l’ospedale Sant’Antonio di Recco, di attivare nella struttura i servizi sanitari che il territorio del Golfo Paradiso reputa indispensabili al soddisfacimento dei bisogni primari dei suoi cittadini in campo di salute pubblica.

Più precisamente si richiede l’attivazione di una Casa della Salute del tutto simile alla Fiumara, con una piastra ambulatoriale e diagnostica completa, come era stato previsto nel 2002 all’atto dell’acquisto della palazzina ex-Sideco, con la presenza delle specialità che verranno indicate dal territorio; 20 posti letto di medicina gestiti dai medici di famiglia del territorio con la formula del Country Hospital o Ospedale di Vallata; il potenziamento dei servizi territoriali e di assistenza domiciliare con parziale impiego del personale infermieristico oggi attivo nell’ospedale; una automedica disponibile h24.

Viene richiesto anche il potenziamento del trasporto pubblico per consentire a tutto il Golfo Paradiso un collegamento diretto su tutto il giorno con l’Ospedale di Rapallo senza che il costo di questo ampliamento di servizio gravi sulle amministrazioni locali e di fornire assicurazioni in merito ai tempi di attuazione di quanto richiesto e di quanto già disposto con la delibera del Consiglio Regionale della Liguria n. 19 del 4 agosto 2010, facendo seguire i propri indirizzi con atti concreti e mantenendo attivi gli attuali servizi sino a quando quanto previsto e quanto richiesto nella delibera non si sia concretamente avviato.