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Recco: istituzioni e cittadini in piazza contro la chiusura dell’ospedale Sant’Antonio

Recco. E’   ancora in corso in questi minuti, nella piazza davanti al nosocomio di Recco, il consiglio comunale aperto. Il sindaco della cittadina rivierasca, Dario Capurro, sta ripercorrendo la cronistoria dell’ospedale, ricordando che nel 2004 per il Sant’Antonio sono stati spesi 8 milioni di euro, mentre 2 milioni di euro sono stati utilizzati per ristrutturare la palazzina vicina, sempre di proprietà della struttura sanitaria.

Pare che la chiusura dell’ospedale sia imminente, soprattutto dopo l’incontro con l’asssessore regionale alla sanità Claudio Montaldo. Per questo motivo oggi istituzioni e cittadini si sono ritrovati in piazza: non vogliono arrendersi, è necessario difendere i servizi essenziali per il Levante.

Il primo cittadino Capurro, nel suo discorso, ha inoltre ricordato che per il Sant’Antonio era stata pensata la costruzione di un reparto ospedaliero per la riabilitazione, la documentazione era  passata in mano alla Regione. Oggi quelle carte non esistono più, segno evidente che i prossimi passi prevedono la chiusura e la vendita della struttura.

Sarebbe una grossa perdita per il Levante genovese, zona in cui i residenti sono soprattutto anziani, e che, se davvero l’ospedale di Recco chiudesse, dovrebbero appoggiarsi alla struttura di Rapallo e per le emergenze al Villa Scassi di Sampierdarena.
La preoccupazione è tanta, il piazzale è pieno di gente, presenti anche i sindaci delle cittadine vicine: Luca Pastorino, sindaco di Bogliasco, Luigi Castagnola, sindaco di Sori, Italo Mannucci, sindaco di Camogli, Massimiliano Bisso, sindaco di Uscio, Adolfo Olcese, sindaco di Pieve Ligure, Giuseppe Tassi, sindaco di Avegno, oltre ai consiglieri regionali Della Bianca e Capurro.

Ora il consiglio comunale delibererà contro la chiusura dell’ospedale e farà alcune proposte alla Regione Liguria per cercare di salvare una struttura così importante, perchè, come ha affermato il sindaco di Sori, Luigi Castagnola: “La salute è un diritto primario di tutti”.