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Processo Rasero, l’imputanto: “Non ho mai visto la Mathas colpire il bambino”

Genova. Serrato l’interrogatorio del pubblico ministero Marco Airoldi all’imputato Giovanni Antonio Razero, accusato di aver ucciso il piccolo figlio della compagna Katerina Mathas nella notte tra il 15 e il 16 marzo di quest’anno. Proprio sull’andamento dei fatti di quel tragico lasso di tempo si sono basate la maggior parte delle domande al broker marittimo genovese.

Varie le discrepanze tra gli interrogatori succedutisi nel corso dei mesi, ma a far pensare è stata soprattutto una dichiarazione di Rasero. Alla domanda del pubblico ministero: “Ha mai visto la Mathas colpire il bambino?”, l’imputato ha risposto: “No, non l’ho vista, ho sempre parlato di mie percezioni e deduzioni per come ho visto il bambino al mattino successivo”. Un cambiamento notevole, visto che Rasero, seppure con piccole diversità tra le dichiarazioni rilasciate durante i tre interrogatori precedenti, aveva dichiarato di aver visto la Mathas colpire il figlio almeno una volta. “Ribadisco che si trattava solo di mie percezioni, derivanti da indicazioni del mio ex avvocato e da precisazioni apprese durante i sopralluoghi effettuati nell’appartamento di Nervi”.

Insomma, è stata forse questa la dichiarazione più importante dell’udienza odierna, uscita alla fine dell’interrogatorio piuttosto pressante del pubblico ministero, che ha cercato di ricostruire minuziosamente i fatti, non solo di quella notte, ma anche della mattinata, del pomeriggio, dei precedenti incontri tra Rasero e la Mathas, dei rapporti fra loro e dei rapporti fra loro e alcuni amici o conoscenti, come Maroni, il collega Copello e altri.

Tra il resoconto delle telefonate, dei viaggi in macchina, delle uscite da casa effettuate da Rasero e dall’ex compagna durante la notte dell’omicidio, è tornata a essere protagonista una delle principali costanti di questo processo: la cocaina. L’imputato ha ancora una volta dichiarato che sia lui, che la Mathas, la notte della tragedia avevano fatto uso di sostanze stupefacenti (cocaina e hashish), uso confermato dalle analisi del sangue effettuate circa 24 ore dopo la tragedia. L’udienza sarebbe dovuta continuare con il controinterrogatorio, ma Romano Raimondo, l’avvocato difensore, ha chiesto di poterla rimandare vista l’evidente stanchezza dell’imputato. E proprio dal controinterrogatorio, quindi, ripartirà il processo lunedì prossimo.