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Processo Delfino, Gaiz Akram: “Li ho sentiti litigare”

Genova. Continua la sfilata di testimoni in aula al processo a Luca Delfino, accusato di aver ucciso la sua ex compagna Luciana Biggi, la notte tra il 27 e il 28 aprile 2006 nel centro storico genovese. A deporre Gaiz Akram, un marocchino, attualmente detenuto in un carcere lombardo: “Ho visto entrare quella ragazza nel bagno del ‘Mascherona’, lui l’ha seguita ed è entrato a sua volta per forza anche se lei non voleva. Poi ho sentito che litigavano”.  Il giovane, in Italia dal 2005, ha risposto alle domande del pm Enrico Zucca rievocando ciò che vide nel locale quella notte, verso le 2.

“Quel ragazzo – ha riferito – la seguiva come un’ombra. L’ho riconosciuto in una foto: indossava una tuta, aveva un po’ di barba e una cicatrice sulla fronte”. Akram ha aggiunto che quando li sentì litigare bussò alla porta per chiedere se andava tutto bene. “La ragazza – ha detto – uscì seguita dall’imputato qui presente che mi disse: ‘tutto a posto’. Poi sono andati via dal locale”.

Stamani sono stati convocati anche il padre di Luca Delfino, Giuseppe e la madre adottiva che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Michele Biggi ha parlato della nipote Luciana e ha raccontato di quando, dopo lo scoppio nella cucina, il 9 aprile 2006, si recò a constatare i danni e conobbe Delfino, che poi non vide più. Ha ricordato di quando Luciana, l’antivigilia della sua morte, gli disse che non voleva più vedere Luca e che buttò via una brandina che era nel garage dicendo che non le serviva più. Luca Bartesaghi, l’ex fidanzato di Bruna Biggi, ha rievocato il rapporto di amicizia che c’era con Luciana ma ha detto di non aver conosciuto Delfino col quale aveva litigato una volta al telefono. “Luciana mi aveva chiamato – ha raccontato – ma lui prese il telefono e fece una scenata di gelosia”. Ha poi parlato di liti tra i due che gli erano state riferite sia da Luciana che da Bruna. “Da Bruna – ha detto – appresi che si suonavano di santa ragione e volavano oggetti. Luciana l’ho vista di persona con un occhio nero. Volevo andare a cercare Luca ma lei mi disse di lasciar stare”.

A proposito dello scoppio ha detto: “La spiegazione che ci siamo dati io e Bruna è stata che qualcuno avesse staccato il tubo. O per interessi pratici o personali. Abbiamo pensato all’unica persona che potesse accedere in casa”. Quando il pm gli ha chiesto se era a conoscenza se Luciana facesse uso di alcol o di stupefacenti, Bartesaghi ha risposto: “sì, beveva forse un po’ di più ma non ho mai saputo se facesse uso di droghe” e ha precisato “posso averlo saputo perché riportato da altri ma non ho mai visto di persona se entrambi le usassero”. L’avvocato Riccardo Lamonaca, difensore di Delfino si è lamentato con Bartesaghi perché stamani ha raccontato più cose rispetto a quello che disse a suo tempo alla polizia ridimensionando anche certi particolari. Sono sfilati come testi anche alcuni poliziotti tra cui quello che fece il sopralluogo in casa Delfino, il parrucchiere che tagliò capelli e barba a Delfino il mattino del 29 aprile 2006, una ex dipendente del parrucchiere che in un’altra occasione fu messa a disagio da Delfino con domande giudicate invadenti e una giovane marocchina che lo conobbe quando aveva 17 anni ed era ospite di una comunità. “Con lui – ha riferito – mi vidi una sola volta – ma ogni tanto ci sentivamo. Il 6 maggio 2006 mi chiamò perché voleva uscire ma fu più aggressivo verbalmente. Mi sembrava una persona molto vaga su tutto”.