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Pena di morte: la Provincia dice non con le città per la vita di Sant’Egidio

Genova. La Provincia di Genova tra le “Città per la vita contro la pena di morte” che aderiscono alla Giornata mondiale del prossimo 30 novembre, lanciata dalla Comunità di Sant’Egidio nell’anniversario della prima abolizione storica della pena di morte in uno Stato (avvenuta nel 1786, nel Granducato di Toscana). L’obiettivo è rendere l’impegno per l’abolizione definitiva della pena di morte e l’affermazione dei diritti umani, sostenuto della moratoria universale della pena capitale approvata con una storica risoluzione Onu il 18 dicembre 2007 e rafforzata l’anno successivo da un altro voto dell’assemblea del Palazzo di Vetro.

Il giorno 30 si svolgerà così la nona Giornata Mondiale delle “Città per la vita contro la pena di morte” alla quale la Provincia partecipa su proposta dell’assessore Milò Bertolotto, che martedì interverrà alla tavola rotonda a Palazzo Ducale (alle 17.30, sala dell’Archivio storico) “Città per la vita, Città contro la pena di morte No Justice Without Life”, con Robert William Pelke, presidente e cofondatore dell’Associazione Journey of Hope che da oltre vent’anni si batte negli Usa per l’abolizione della pena di morte, Maria Rosa Biggi, rappresentante del sindaco di Genova, Luca Borzani, presidente della Fondazione per la Cultura e Simona Merlo della Comunità di Sant’Egidio.

“La pena di morte – dice l’assessora alle iniziative per la pace Milò Bertolotto – non è purtroppo solo un residuo del passato, ma rimane un drammatico segno di barbarie nelle società che ancor oggi la applicano, e l’orrore di sangue e violenza che in questi
anni le guerre e il terrorismo hanno portato nel mondo, aumentano i rischi che nei paesi coinvolti la pena capitale venga praticata o reintrodotta con leggi speciali o militari e riducono drammaticamente il valore e il rispetto della vita e della dignità delle persone, frenando o impedendo una reale ricostruzione della pace, del dialogo e della civile convivenza. La Provincia di Genova partecipa per questo con grande impegno e convinzione alla campagna della Comunità di Sant’Egidio che afferma anche con molta chiarezza che la condanna a morte non risponde in alcun modo alle esigenze di sicurezza, legittime e molto sentite in campo internazionale e nelle diverse società, ma alla disumana e assurda idea della ‘tolleranza zero’ che pretende di eliminare coloro che vengono considerati una minaccia al vivere e al benessere sociale. Inoltre i sistemi basati su queste logiche che chiediamo a gran voce di cancellare colpiscono quasi sempre con la pena di morte le fasce più deboli della popolazione: i giovani, le minoranze
etniche, i senza dimora, i tossicodipendenti, gli ultimi per i quali anche la povertà diventa un aggravante”.