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Musso e lo “strano caso Malacalza”: la polemica corre su Facebook

Genova. L’eco dell’abbandono dell’imprenditore Malacalza e il suo passaggio dal territorio genovese a quello spezzino, non si è ancora spento. E, come scrive in una nota su Facebook, Enrico Musso, senatore Pdl, ora passato al gruppo Misto, c’è ancora qualcosa da dire sullo “strano caso Malacalza”.

“In una città dove non mancano spazi inutilizzati o sottoutilizzati da convertire in nuovi usi industriali, uno dei migliori imprenditori indigeni che incrementa commesse e investimenti è costretto a farlo altrove, creando alla Spezia le nuove opportunità di lavoro – scrive Musso – La scelta dimostra, tra l’altro, che non è un problema di colore politico, di destra o di sinistra, ma proprio dell’amministrazione genovese, e della sua cronica incapacità di attrarre le imprese, o almeno di trattenere quelle genovesi. E’ inutile sciacquarsi la bocca con il diritto al lavoro – continua Musso – se poi, quando un’impresa genovese vuole investire a Genova e creare nuove oppportunità, il Comune non fa la sua parte con una pianificazione certa, decisioni rapide, zero burocrazia. Intanto Genova perde lavoro, imprese, abitanti, reddito, gettito fiscale e risorse per gestire i servizi pubblici. E si avvita in un declino che si autoalimenta. Tutti sappiamo che il momento è difficile – conclude il senatore – e nessuno vorrebbe polemizzare. Ma sarebbe ora che chi governa dimostri di avere qualche buona idea, e di saperla mettere in pratica”.

Sul caso Malacalza il centrodestra cittadino si ricompatta: anche ex colleghi di partito e vecchi alleati intervengono per dir la loro sulla vicenda. “Come sempre il senatore Musso ha colto nel segno con arguzia e con la semplicità che gli sono proprie – scrive in un commento Gianfranco Gadolla, ex Pdl, ora coordinatore ligure di Fli – E’ un fatto gravissimo, che ai più, industriali, sindacati, partiti politici è entrato da un orecchio ed è uscito dall’altro”. Ancora più tranchant, Edoardo Rixi, consigliere regionale Lega Nord: “Caro mio – rivolgendosi a Musso – siamo ormai una periferia di La Spezia”.