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In 600 alla Marcia della Memoria per ricordare la deportazione degli ebrei

Genova. Una marcia della memoria per ricordare il 67° anniversario dalla deportazione degli ebrei genovesi a cui hanno partecipato più di 600 persone.

L’evento è stato organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica cittadina. “Non c’é futuro senza memoria, 3 novembre 1943, memoria della deportazione degli ebrei di Genova”: è stata la scritta sullo striscione d’apertura del corteo partito da galleria Mazzini, luogo dove fu arrestato il rabbino genovese Riccardo Pacifici, fino alla sinagoga di via Bertora.

La marcia è stata illuminata da fiaccole e contrassegnata da cartelli con i nomi dei campi di concentramento nazisti: Treblinka, Bergen Belsen, Buchenwald, Theresienstadt, Ravensbruk, Subibor, Auschwitz, Chelmno e Majdanek; e dei lager di prigionia italiani: Risiera di San Sabba e Fossoli.

Hanno partecipato il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, nipote dell’omonimo rabbino capo genovese, l’attuale rabbino capo di Genova Giuseppe Momigliano, il responsabile della Comunità di Sant’Egidio di Genova Andrea Chiappori, il sindaco Marta Vincenzi, il vescovo ausiliare di Genova Mons. Luigi Palletti, il segretario regionale del Pd Lorenzo Basso, il consigliere regionale del Pdl Roberto Bagnasco e numerose altre personalità.

“Sono stati 261 gli ebrei di Genova deportati nei lager nazisti, solo 20 sono sopravvissuti – ha spiegato Pacifici – oggi siamo qui per riaffermare il valore della memoria, per me é emozionante essere qui a Genova, nipote del rabbino capo di cui porto il nome”.

Il 3 novembre 1943 gli ebrei genovesi furono attirati con un tranello nella sinagoga di Genova, dove scattò la retata delle SS, proseguita in tutta la città, solo alcuni riuscirono a salvarsi grazie all’allarme di una donna che, accortasi della trappola, li avvisò facendo cenni da una finestra.