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Genova, immigrazione: moschea in costruzione in via Prè

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Genova (Prè). I dati del 2009 sulla percentuale degli stranieri presenti in città, forniti dall’ufficio statistiche del Comune di Genova, non fanno altro che confermare l’esperienza che quotidianamente viviamo andando a prendere un caffè al bar, attraversando le strade del porto antico e fermandoci nelle bancarelle dei venditori ambulanti, accompagnando i nostri figli a scuola oppure quando dobbiamo fare qualche lavoro in casa e puntualmente all’interno dell’impresa cui ci rivolgiamo lavorano muratori ecuadoriani, albanesi piuttosto che rumeni.

I dati del 2009 dicono infatti che a Genova il 7,5% del totale dei residenti risulta essere straniero. La presenza degli stranieri, ovviamente, varia da quartiere in quartiere, racconta storie di convivenza che da straordinarie ormai sono diventate ordinarie.

L’esempio più lampante è il quartiere Ca’ Nuova sulle alture di Prà, che continua a raccontare una molteplicità di storie di convivenza, scambio e integrazione, partendo dall’ormai tradizionale festa estiva in cui si cucinano trofie al pesto e cous cous. Ma la vita fianco a fianco tra italiani e stranieri rivela anche tensioni, diffidenza, paure, non di rado immotivate. Negli ultimi anni uno dei maggiori motivi di tensione è stato originato dal movimento contro la Moschea che dovrebbe sorgere al Lagaccio.

Nella cronaca di questi giorni è nuovamente una Moschea a rappresentare il centro della discussione. Questa volta, però, la storia appare meno traumatica, e forse straordinaria. A Prè, uno delle zone del centro cittadino a più alta concentrazione di immigrazione e dove il 31,8% dei residenti è straniero, un nutrito gruppo di quasi 2000 persone, per la maggior parte senegalesi, attraverso un fitto passaparola e un volantinaggio è arrivato a raccogliere denaro a sufficienza per accendere e pagare un mutuo di 2000 euro al mese e comprare così un edificio di tre piani in via Prè, dove sono già cominciati i lavori per far sorgere una Moschea.

Per ora ai primi due piani si trovano solo calcinacci, secchi, cemento, mattoni. Una storia di fede, di impegno civile, di voglia di normalità, di sudore e di lavoro. Una storia di cui la città dovrebbe essere fiera.