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Economia

Genova, Cgil su collegato al lavoro: “5 anni e 60 giorni per impugnare licenziamento”

Protesta vigilanza privata de ferrari

Genova. Lo scorso 9 novembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto “collegato lavoro”, legge su cui la CGIL ha espresso un giudizio fortemente negativo a causa di molti dei suoi contenuti, ma in particolare su: “Certificazione dei rapporti di lavoro, che introduce, di fatto, il contratto individuale, consentendo di far sottoscrivere, nel momento dell’assunzione, una riduzione dei diritti rispetto al contratto nazionale di lavoro – spiegano – Arbitrato, che consente di sottrarre alla giurisdizione ordinaria le controversie di lavoro, indebolendo la tutela poiché l’arbitro non deve decidere, come un giudice, secondo legge, ma secondo equità (concetto meno certo e più ‘estensibile’)”.

“Segnaliamo inoltre una questione particolarmente urgente: si tratta dell’art. 32 che modifica le modalità d’impugnazione di trascorsi rapporti di lavoro, comprimendone drasticamente la tempistica – continuano – In estrema sintesi, la nuova norma consente di impugnare non oltre 60 giorni dal termine del rapporto di lavoro, per poi, successivamente, entro ulteriori 270 giorni, depositare il ricorso in tribunale, pena la decadenza della possibilità di contestare”.

“Va precisato che tale norma riguarda genericamente pressoché tutti i rapporti di lavoro a tempo determinato, ‘normali’, di collaborazione o di somministrazione, ma colpisce principalmente i giovani che, se occupati, hanno contratti precari ed a termine.
La nuova norma, andando ad incidere su soggetti che, avendo terminato un contratto, sperano che sia rinnovato, in pratica li mette di fronte ad una drammatica scelta: tra impugnare il rapporto, cancellando, di fatto, la possibilità di esser richiamati ed aspettare un rinnovo che, o non avviene oppure arriva con tempi lunghi, comunque oltre i 60 giorni”.

“Inoltre, a completare il quadro già fortemente negativo, segnaliamo che la norma ha valore dal 24 novembre anche per rapporti conclusi prima dell’entrata in vigore della legge, realizzando una retroattività particolarmente odiosa. Ancora una volta questo governo si contraddistingue per l’accanimento nei confronti di giovani, donne e precari riducendo loro, ulteriormente, la possibilità di esercitare i propri diritti. Invece di provare a migliorare le condizioni di chi sta peggio, si fa l’esatto contrario: si peggiorano le condizioni di chi è già stato pesantemente colpito dalla crisi, aprendo ulteriormente la forbice tra garantiti e non. Si spacciano soluzioni discriminanti nei confronti dei più deboli, come un tentativo, peraltro presunto, di ridurre il contenzioso. Invitiamo pertanto tutti coloro che si trovassero nelle condizioni descritte, o che solamente necessitassero di informazioni, a rivolgersi alle sedi sindacali della CGIL”.