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Fincantieri, Vincenzi: “Su Genova serve impegno forte del Governo”

Genova. “Non chiediamo cose fuori dal mondo, anche in tempo di crisi: stiamo domandando un impegno al Governo per un’opera pubblica che rimane nel porto di Genova e che oscilla sui 70-80 milioni”. Marta Vincenzi, all’indomani della conferma del massicio ricorso alla cassa integrazione nel gruppo Fincantieri, si rivolge direttamente al Governo perchè è da li che deve partire e concretizzarsi la soluzione: un pacchetto di commesse pubbliche, militari o civili, che possa salvare e sviluppare l’azienda.

“A Genova ci sono le condizioni perchè si possa partire con quanto già definito dall’accordo di programma per il ribaltamento a mare dello stabilimento di Sestri Ponente. Perchè questo possa diventare un aiuto al piano industriale di Fincantieri, perchè possa scongiurare almeno una parte di cassa integrazione per i lavoratori e di riduzione del personale, e perchè non ci può essere futuro per lo stabilimento di Sestri, senza queste operazioni.

Non farlo – ha continuato la sindaco – vuol dire non avere un’idea sulla strategia di sviluppo industriale, è inutile nascondersi dietro la litania della crisi di settore che certamente c’è. Ci sono commesse di settore che portano innovazione di prodotto e che possono essere attivate, magari con attinenza alle esigenze energetiche ed ecologiche, obiettivo anche dell’Unione Europea, ed è li che bisogna guardare per le commesse pubbliche. Però, è chiaro, servono proposte e la volontà di farlo”.
Il Comune, a proposito di volontà, conferma l’intenzione di fare la propria parte per sostenere l’operazione di rinnovamento produttivo anche attuando varianti urbanistiche finalizzate. Ma le prossime mosse spettano a Roma.

“Insieme con i sindacati chiediamo un tavolo dedicato esclusivamente allo stabilimento di Genova e una ripresa forte di una progettualità industriale per il nostro Paese. Dal canto nostro siamo partiti molto presto con l’ipotesi di ribaltamento a mare, già due anni fa, ancor prima della crisi del settore. Il Governo aveva dato una sorta di adesione di massima, a fatica avevamo avuto “incontri romani” con il ministro per la Navigazione e con il ministro delle Attività produttive, arrivando anche a buoni accordi. Ma poi, con le dimissioni di Scajola, non abbiamo più avuto un ministro per mesi e si è fermato tutto. Con il nuovo ministro Romani e con lo sciopero di Roma – ha concluso Vincenzi – il tavolo si è aperto con promesse che, però, fin’ora non si sono concretizate, mentre il piano industriale di Fincantieri continua a parlare di sacrifici, tagli e nessuna seria volontà di sviluppo”.