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Dai rubinetti di casa acqua all’arsenico, l’UE dice no alla terza deroga

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I comuni italiani rischiano di avere acqua all’arsenico. Sono infatti 128 i comuni italiani che non possono rispettare i parametri europei per quanto riguarda la presenza di alcune sostanze, nelle acque destinate al consumo, come arsenico, floruro e borio. Si tratta, secondo da quanto anticipato una inchiesta pubblicata sul quotidiano ecologista Terra, di numerosi comuni situati soprattutto nel Lazio, ma anche in Campania, Lombardia, Toscana, Trentino Alto-Adige e Umbria.

“I 128 comuni con un tasso troppo alto di arsenico nell’acqua non sono un problema che si può risolvere con un colpo di mano burocratico”, afferma il senatore Franco Bruno di Alleanza per l’Italia, componente della Commissione Territorio, ambiente e beni ambientali, annunciando un’interrogazione parlamentare al ministero della Salute.

In particolare per quanto riguarda l’arsenico, scrive la Commissione Ue, “occorre autorizzare unicamente deroghe per valori di arsenico fino a 20 microgrammi al litro”. E spiega: “Le prove scientifiche nei documenti indicati in riferimento negli orientamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, e nel parere del Comitato scientifico dei rischi sanitari e ambientali, consentono deroghe temporanee fino a 20 microgrammi il litro, mentre valori di 30, 40, 50 microgrammi il litro determinerebbero rischi sanitari superiori, in particolare talune forme di cancro”.

La Commissione europea ha accolto solo parzialmente la richiesta dell’Italia di poter beneficiare della terza deroga, che avrebbe permesso alle aree in difficoltà di avere ulteriore tempo a disposizione per rientrare nei limiti fissati da una direttiva Ue del 1998. Nella richiesta, avanzata il 2 febbraio 2010, l’Italia faceva riferimento al fatto che i valori superiori della fonte della fornitura di acqua sono di origine geogenica e che la fornitura di acqua non può essere garantita con mezzi alternativi.

Nelle deroghe autorizzate l’Italia deve rispettare alcuni imperativi. In primo luogo, per quanto riguarda il consumo di acqua potabile da parte dei neonati e dei bambini fino all’età di tre anni, l’Italia deve assicurare che la fornitura di acqua rispetti i valori dei parametri della direttiva Ue. Inoltre, le autorità italiane devono informare gli utenti sulle modalità per ridurre i rischi legati all’acqua potabile per la quale è stata concessa la deroga, in particolare per quanto riguardi i neonati e i bambini fino a tre anni. L’Italia dovrà poi effettuare un monitoraggio dei parametri interessati, mettere in atto piani d’azione correttivi e dal 2011 presentare una relazione annuale sui progressi realizzati.