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Congresso forense, De Tilla: “Alfano non conosce l’avvocatura”

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Genova. “Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha dimostrato ieri di non conoscere l’avvocatura e la sua base, quella duramente colpita dalla crisi economica e che non gode di aiuti assistenziali”. Lo ha detto Maurizio De Tilla, presidente dell’Oua, l’organismo politico forense, durante i lavori del XXX Congresso nazionale degli avvocati.

“Abbiamo posto tre precise domande – ha spiegato De Tilla – ma le risposte non sono state convincenti. Alla proposta del ministro dell’apertura di un tavolo comune, rispondiamo con una richiesta netta: eliminare l’obbligatorietà della media conciliazione, riforma forense e abrogazione della legge Bersani. Non si può fare dell’approvazione della riforma forense al Senato merce di scambio con il silenzio sulla media conciliazione obbligatoria.

Agli avvocati – ha sottolineato De Tilla – stanno a cuore i diritti dei cittadini e il buon funzionamento della macchina giudiziaria. Questa media conciliazione obbligatoria, invece, anziché migliorare la nostra giustizia civile la renderà inaccessibile ai cittadini. Gli avvocati non sono contro i sistemi di risoluzione extragiudiziari, ma contro le soluzioni emergenziali e confuse”.

Riguardo poi alla riforma professionale l’Oua si è detta soddisfatta per un testo “che finalmente ha superato lo scoglio del Senato”.

Nonostante tutto, De Tilla ha sottolineato ancora dissapori: “Non possiamo non sottolineare – ha osservato il presidente dell’Oua – che il ddl è sotto la scure dello scioglimento anticipato del Parlamento. Per questa ragione è incomprensibile che il ministro, in caso di mancata approvazione definitiva della riforma non abbia voluto impegnarsi ad abrogare la legge Bersani con un eventuale apposito decreto legge e che non abbia raccolto la nostra proposta di un intervento ad hoc sull’accesso, sul rigore e sulla qualità per contrastare la crescita esponenziale della categoria: già 230 mila, ma in aumento di oltre 10mila unità all’anno. Qualcuno, la Confindustria tra gli altri, d’altronde ha un piano chiaro per ridurre i costi a scapito delle libere professioni: un modello cinese che va dalle fabbriche fino agli studi degli avvocati, soprattutto di quelli più deboli, cioé i più giovani”.