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Caso Ruby, interviene Corona: “Ci sono le foto delle feste ad Arcore”

Due documenti sul caso Ruby confermano la versione riferita dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in accordo con quanto dichiarato dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati.

Due documenti, uno giudiziario e l’altro amministrativo, che il pm del Tribunale dei minori, Anna Maria Fiorillo, troverà al Csm quando sarà chiamata a raccontare come sono andate le cose la famosa notte trascorsa da Karima el Mahrug (Ruby) in Questura. La prima delle due carte, riporta “Il Messaggero’, è firmata da Giorgia Iafrate, il commissario capo che gestì la pratica dell’affido della ragazza marocchina a Nicole Minetti e di cui, in una relazione scritta, riferisce al suo capo di gabinetto, Pietro Ostuni. Lo stesso che ricevette la chiamata dal caposcorta di Berlusconi e poi la telefonata del premier il quale invitava ad affidare alla Minetti la “nipote di Mubarack”. Non se ne fa comunque menzione nella relazione della Iafrate che invece documenta della decisione presa in accordo con il pm Fiorillo, la quale aveva disposto “che la fanciulla venisse affidata presso una comunità per minori in attesa delle successive determinazioni del caso”.

“Tale decisone non si rivelava di facile attuazione”, si legge sul ‘Messaggero’ riferendo delle parole della Iafrate, visto che non c’era disponibilità immediata da parte delle comunità. E quindi “non presentandosi valide alternative, anche la pm (che veniva ricontattato) non rimaneva altra alternativa che fosse quella di far passare la notte alla minore presso gli uffici della Questura… Tale prassi viene tuttavia evitata nel caso si trovi idonea persona che possa provvedere alle cure del minore nelle more del concreto intervento della pubblica autorità”. La Iafrate introduce quindi nel racconto la presenza della Minetti che “dichiara di volersi impegnare personalmente per poter fare fronte alla situazione di emergenza”. A questo punto la Iafrate richiama la Fiorello per avere il nullaosta e riferisce che “il pm mostrava qualche perplessità ma volendo trovare una soluzione nel breve termine “acconsentiva che personale della Polizia di Stato attuasse la procedura alternativa a quella della permanenza in Questura solo se si fosse giunti all’identificazione della ragazza”. Quello che seguì è ormai storia già nota. Il secondo atto ufficiale è firmato dal Presidente del Tribunale dei Minori di Milano Anna Zappia, riporta ‘Il Messaggero’, ed è l’ordinanza con la quale il 30 giugno 2010 viene negato l’affidamento di Ruby alla figlia di Lele Mora e in cui si conferma l’affidamento alla Minetti non essendoci altre alternative “con l’avviso alla stessa di tenere la minore a disposizione del pm del Minori e di vigilare sul suo comportamento”. Impegno disatteso, ma è certo che l’affidamento aveva il nullaosta del pm Fiorillo. Intervenendo sul caso Ruby, Fabrizio Corona, l’agente dei fotografi dei vip ed ex socio di Lele Mora dice: “Ci sono le fotografie delle feste ad Arcore. Se io avessi continuato a lavorare…”.

In una pausa del processo milanese che lo vede accusato di una serie di episodi di estorsione e tentata estorsione nei confronti di personaggi del mondo dello sport e dell’imprenditoria, Corona parla anche del caso che coinvolge il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sulle feste ad Arcore non nasconde che esistono foto, ma spiega: “Non c’e’ nessun giornale che le avrebbe pubblicate e nessuna agenzia che le avrebbe proposte”. Fotografie private invendibili dunque sul mercato. In attesa che l’accusa prenda la parola in aula Corona, arrabbiato dopo aver sentito le motivazioni del tribunale sulla sentenza di primo grado, dice: “Oggi non me ne frega niente ne’ di Mora ne’ di Ruby. Mi gioco tre anni della mia vita”.