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Azienda Brignole, Cgil: “Serve urgente piano di rilancio, o dobbiamo salire sulle gru?”

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Genova. In merito alla mancata nomina del Consiglio di Amministrazione dell’azienda Brignole, la Funzione Pubblica Cgil precisa : “Non si conoscono quali siano le proposte della Regione Liguria e non si entra nel merito di chi condurrà prossimamente l’azienda, ma sopra tutto, ciò che rammarica, è che si continui a speculare su un’azienda pubblica che rischia di chiudere.

Sono almeno 12 anni che la Funzione Pubblica Cgil denuncia lo stato di grave crisi nel quale versa l’Istituto e ci pare che in questo lasso di tempo le responsabilità possano essere ripartite in egual misura a destra come a sinistra. Nei cinque anni della gestione Biasotti, le scelte non sono state tanto diverse in merito ad eventuali lottizzazioni e nomine. In quel periodo si è consumata anche l’estinzione dell’Istituto Doria con la perdita per il pubblico di almeno 500 posti letto e il trasferimento di 350 lavoratori. Tutto ciò ha avuto un costo altissimo, politico e finanziario, considerando i consulenti e i liquidatori profumatamente pagati per anni.

Ciò che invece si percepisce chiaramente sono gli interessi e gli appetiti per cui alcuni continuano a speculare sulle disgrazie del Brignole: nessuno parla di assistenza, di occupazione a rischio, di soldi pubblici mal gestiti e questo fa paura ai 500 anziani assistiti e ai 250 dipendenti. In questo momento l’azienda è alla deriva, una nave senza capitano gestita dagli stessi dirigenti che avrebbero dovuto dimettersi assieme al Consiglio di Amministrazione; è urgente ripristinare i ruoli e presentare un piano di rilancio e di risanamento.

Mentre i politici si bloccano sulle nomine del Consiglio di Amministrazione – conclude la Cgil – la Funzione Pubblica sta aspettando la convocazione al tavolo regionale per sapere quali e di chi sono le responsabilità di questo ennesimo disastro.
Forse e’ giunto, anche per i lavoratori e le lavoratrici del Brignole, il momento di salire sulle gru, sui tetti, sui monumenti perchè purtroppo questo, nel nostro Paese, sembra sia l’unico modo per farsi ascoltare”.