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Rete provinciale antiviolenza: “Con i tagli del Governo si rischia la chiusura”

Genova (Provincia). Un operazione di sensibilizzazione “affinché non vengano cancellate le importanti conquiste che in questi anni le donne nelle associazioni e nelle istituzioni, hanno ottenuto per il contrasto alla violenza di genere”. La Rete provinciale antiviolenza coordinata dalla vice presidente e assessore alle pari opportunità, Marina Dondero, lancia un appello a istituzioni e società, chiedendo risorse adeguate per sostenere e garantire un futuro alle strutture esistenti.

“I pesanti tagli che il Governo sta imponendo a Regioni ed Enti Locali rischiano di mettere in discussione tutto il lavoro svolto negli ultimi anni – scrive la rete provinciale antiviolenza nel documento sottoscritto- con la drammatica conseguenza che nel 2011 si rischi la chiusura del Centro antiviolenza di Via Mascherona , degli sportelli d’ascolto, della rete delle case di accoglienza anziché, come sarebbe auspicabile, mantenere e migliorare l’esistente riuscendo anche a sostenere necessari percorsi formativi nelle scuole, nei consultori e nella società in generale affinché cresca una cultura del rispetto delle differenze tra generi.
In particolare l’attività del Centro di Via Mascherona, sostenuta da finanziamenti regionali, provinciali e comunali, ha saputo, anche grazie alla competenza e alla passione delle sue operatrici, costituire un punto di riferimento sicuro, accogliente ed in grado di dare risposte certe alle donne che vi si sono rivolte. Lo stesso valga per gli sportelli e centri d’ascolto di Busalla, Campomorone, Mignanego, Chiavari e Lavagna, che, assieme alla rete delle case di accoglienza e, al Centro per non subire violenza di via Cairoli costituiscono l’ossatura fondamentale della risposta che il territorio è in grado di dare alle donne vittime di violenza.
I dati complessivi, rilevati in 22 mesi di attività, evidenziano la presa in carico complessiva di 315 donne con una crescita nel 2010 del 23% rispetto ai dati 2009 e di una collaborazione crescente con vari soggetti (Distretti Socio Sanitari, ASL3 e 4, Forze dell’Ordine, ecc) al fine di garantire risposte sempre più efficaci al bisogno di aiuto e alla costruzione di un progetto di vita da parte delle donne vittime di violenza e dei loro figli. L’approvazione della Legge Regionale 12/2007 contro la violenza di genere aveva finalmente fornito una risposta anche in termini economici alla necessità di sostenere attività rivolte alla prevenzione e al contrasto alla violenza di genere nella nostra Regione, un fenomeno che non accenna a diminuire e di cui è necessario sostenere in particolare l’emersione ben sapendo quanto la maggior parte delle violenze rimanga tuttora nascosta. I risultati, si qui ottenuti, confermano come, aver offerto alle donne una molteplicità di sportelli a cui chiedere aiuto, ne rende maggiormente possibile l’emersione. Si può quindi pensare che almeno per i prossimi tre/cinque anni il trend possa essere in aumento. Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il 93% delle violenze avviene ad opera del partner o comunque di persone vicine affettivamente. Nel 62,4%, dei casi di violenza denunciati, i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza, con gravi ripercussioni sul loro equilibrio psicofisico.
Solo attraverso una forte opera di sensibilizzazione si potrà garantire la sopravvivenza della rete di accoglienza e sostegno alle vittime di una violenza unanimemente condannata dalla società civile”.