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Operaio morto a Scarpino: la famiglia chiede un risarcimento di 450 mila euro

Genova. I familiari di Nino Emiliano Cassola, l’operaio genovese di 33 anni precipitato in un pozzo per l’estrazione del biogas nella discarica di rifiuti di Scarpino, hanno chiesto un risarcimento di 450 mila euro per la morte del figlio all’Amiu, la società munipalizzata per la raccolta dei rifiuti di Genova, e all’Asja ambiente Italia, che ha in appalto lo sfruttamento del biogas.

Sono in corso gli accordi tra il legale dei genitori di Cassola, l’avvocato Stefano Corsini, e i legali della Generali assicurazioni. Oggi è prevista l’udienza preliminare dinnanzi al gip Marina Orsini, che potrebbe essere rinviata in attesa dell’accordo.

Il sostituto procuratore Francesco Pinto, titolare dell’inchiesta sulla morte dell’operaio, aveva chiesto il rinvio a giudizio per l’amministratore delegato della società di raccolta e smaltimento rifiuti Amiu, Pietro Antonio D’Alema; Carlo Sacco, responsabile tecnico Amiu; Amedeo Fabbri, responsabile smaltimento per la discarica di Scarpino dell’Amiu; Maurizio Laudadio, dirigente del settore tecnico della società Asja ambiente Italia; Giovanni D’Auria, amministratore unico e legale responsabile della società incaricata delle trivellazioni dei pozzi e Alessandro Tavella, ingegnere della Asja.

Nino Emiliano, il 2 ottobre 2008, mentre assisteva alla perforazione del pozzo con una trivella, cadde in un pozzo profondo 18 metri per l’estrazione del biogas nella discarica sulle colline di Genova, dove l’atmosfera era satura di gas venefici e la temperatura compresa tra i 60 ed i 70 gradi per effetto dei processi di decomposizione dei rifiuti.
Era dipendente dell’Asja Ambiente Italia, con sede a Rivoli, che ha in gestione dall’Amiu lo sfruttamento del biogas prodotto dalla grande discarica di Scarpino e che viene trasformato in energia elettrica. Il suo corpo venne recuperato dopo due giorni di scavi